Medici in pensione al San Carlo. Critiche dalla Cgil Funzione Pubblica

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Con una nota congiunta la segretaria generale della Fp Cgil, Giuliana Scarano, e Giovanni Del Vecchio, della Fp Cgil Medici Potenza, intervengono sulla decisione della Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di aver consentito il rientro in servizio di sette medici in pensione che a titolo gratuito hanno messo a disposizione la loro competenza e la loro esperienza al servizio della sanità.
Pur prendendo atto dello “spirito di servizio al sistema pubblico che i professionisti medici hanno manifestato”, Scarano e Del Vecchio esprimono nella nota la propria perplessità per “l’ormai consueto trionfalismo con il quale vengono presentate come salvifiche soluzioni tampone a problemi e criticità che hanno radici lontane e la cui soluzione richiederebbe un approccio programmatico e di visione che, ad oggi, è del tutto assente.

Di fronte allo sfascio dell’azienda ospedaliera San Carlo, dove ormai l’alta specialità è un lontano ricordo, e dei presidi ospedalieri di base ad essa annessi, assistiamo – affermano Scarano e Del Vecchio – ad una rappresentazione falsata della realtà nella quale le soluzioni prospettate, lungi dall’essere risolutive, dimostrano, invece, l’incapacità di mettere in piedi un vero e proprio programma aziendale attuativo del Piano regionale per la gestione delle liste di attesa, approvato dalla giunta regionale in agosto.

Secondo Scarano e Del Vecchio “si continua, infatti, ad affrontare la problematica delle liste di attesa nella sola ottica del governo dell’offerta, dimenticando il ruolo chiave del governo della domanda nel garantire l’appropriatezza della richiesta di prestazioni. Ma non solo; pur volendo rimanere nell’alveo delle azioni relative al governo dell’offerta, non pare che l’azienda ospedaliera regionale oltre a bloccare l’attività intramoenia e a riassumere medici in pensione, abbia preventivamente messo in campo le altre azioni organizzative indicate nel Piano regionale.

Nella nota Scarano e Del Vecchio fanno riferimento in particolare alla decisione di affidare ad uno dei medici in pensione l’incarico di supportare la direzione strategica nel monitoraggio e controllo dei sistemi informatici dell’azienda ospedaliera regionale che, per quanto si legge in atti, ha generato diversi disservizi nell’ultimo periodo. “Quindi – sostengono – si sostituisce il pensionando direttore dell’unità operativa complessa con un professionista già in quiescenza! E si deborda dal dichiarato intento di richiamare professionisti in pensione al solo scopo di alleggerire liste d’attesa prestando servizio negli ambulatori dei 5 presidi sanitari lucani.

Con questo provvedimento si apre un varco al possibile ricorso a medici a riposo non solo per contribuire alla riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie attraverso l’attività ambulatoriale prestata, ma anche ad altri fini.

Non è un caso – sostengono Scarano e Del Vecchio – che si sia arrivati addirittura a realizzare una sorta di “affiancamento” da parte dell’ex primario, ormai in pensione ma facente parte dei magnifici sette, all’attuale direttore dell’UOC anestesiologia scavalcandone le funzioni e bypassando la stessa direzione sanitaria di presidio”.

Per Scarano e Del Vecchio “sono un atto ed un precedente gravissimo soprattutto dopo quanto accaduto all’indomani del concorso per anestesisti, quando, senza alcun confronto, la direzione strategica ha assegnato sette dei nove vincitori anestesisti rianimatori ai presidi ospedalieri di base, di fatto determinando l’impossibilità di garantire l’apertura di tutte le nove sale operatorie del San Carlo con il conseguente rinvio di interventi programmati da tempo. Una scelta, a quanto pare, sulla quale la direzione del San Carlo non ha inteso fare alcuna retromarcia.

D’altronde la direzione non è nuova ad azioni dirigistiche, la stessa nota inviata di recente dal direttore amministrativo, sulla cui nomina abbiamo già espresso forti dubbi di legittimità, ai direttori di UOC e PO richiamati all’ordine per un utilizzo “improprio” di social e media e arrivando a ventilare l’addebito del reato di “procurato allarme”, ne è un altro recente esempio.
Un atto che chiude il cerchio con la precedente scelta di oscurare la visione del protocollo generale a tutte le strutture aziendali, una decisione neanche al passo con i tempi quando ormai l’accesso civico ai dati è la frontiera della trasparenza nella pubblica amministrazione.

Non si può pensare di gestire l’azienda ospedaliera regionale con queste modalità provando a mettere sotto la sabbia le varie criticità, che seppur non tutte nate da questa gestione, certamente non hanno trovato sino ad oggi la loro soluzione nelle scelte adottate dall’attuale direzione.

Di fronte all’oscurantismo e al caos che imperversa nell’azienda, anche i tentativi dell’assessorato alla Sanità di trovare di volta in volta rimedio alle singole criticità, non sono sufficienti: serve – concludono Sacrano e Del Vecchio – un intervento netto del governo regionale che fermi questa deriva e blocchi solitarie fughe in avanti delle singole direzioni aziendali.
Occorre riportare l’azienda ospedaliera San Carlo alla sua mission di struttura di alta specialità, restituendo la necessaria autorevolezza, competenza e collegialità, condizione fondamentale per rimettere al centro della propria azione  il diritto alla salute dei cittadini lucani”.