Giovedì 10 giugno 2021 – Conferenza stampa di presentazione del lavoro condotto a dieci anni dalla sua istituzione dalla struttura Stroke Unit per la riduzione della mortalità per malattie cerebrovascolari di tipo ischemico dell’ospedale San Carlo di Potenza.

“La Stroke Unit, attivata nel maggio 2011 presso l’Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, è una struttura semplice all’interno del dipartimento Neurochirurgico, dotata di otto posti letto, ciascuno dei quali provvisto di monitor multiparametrico”.

Così il dottor Antonio Matera nel presentare la decennale attività che consta di oltre 5 mila esami di ecodoppler e doppler transcranico e di oltre 20 mila visite effettuate. “Trattasi di un’unità operativa a carattere semintensivo –ha continuato il responsabile della Stroke Unit- con personale specificamente dedicato alla cura dell’ictus cerebrale. I benefici ottenuti attraverso il ricovero in Stroke Unit si realizzano a prescindere dall’introduzione di terapie speciali e sono dovuti alla competenza del personale sanitario, alla profilassi delle complicanze, alle misure di prevenzione delle recidive e alla programmazione precoce della riabilitazione.
La Stroke Unit –ha concluso Matera- opera in stretta collaborazione con altre unità operative dell’Azienda ospedaliera regionale con cui condivide percorsi diagnostico-terapeutici in funzione del sottotipo patogenetico di ictus, collabora inoltre con il Karolinska University Hospital per l’uso di alcuni fermaci utili al trattamento trombolitico nell’infarto miocardico acuto”.

Il direttore generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera, ha ringraziato i medici della Stroke Unit “per il lavoro fatto nei dieci anni e per quello che continueranno a fare ed ha accolto la donazione di Alice quale ulteriore segnale di attenzione di cittadini e volontari che, nel particolare momento emergenziale, non hanno mai fatto mancare attenzione e generosità per tutto il personale sanitario impegnato nella lotta al Covid e nella gestione quotidiana delle attività ospedaliere.

I ricoveri totali nel decennio che va dal 2011 al 2021 – ha aggiunto il direttore generale-  sono stati 2 mila 900, con una sensibile riduzione della mortalità e della disabilità e un maggior numero di pazienti dimessi vivi a domicilio. Il tasso di mortalità è stato del sette per cento e, alla dimissione, il 61 per cento dei pazienti è tornato a domicilio con una sensibile diminuzione del danno neurologico.

Risultati positivi –ha concluso Spera – che devono proiettare l’Azienda nel futuro con l’ampliamento della attività della Stroke Unit, potenziandola con segmenti come la neuroradiologia interventistica e attraverso una forte integrazione con il territorio”.

(prima a destra) D.ssa Angela Pia Bellettieri, Direttore Sanitario ospedale San Carlo

Il direttore sanitario dell’Aor San Carlo, Angela Pia Bellettieri, nel dirsi “soddisfatta del lavoro svolto dai medici che collaborano con la Stroke Unit”, ha sottolineato come sia “fondamentale la integrazione tra gli ospedali nella gestione e nella qualità del servizio reso e nella diversificazione della offerta ospedaliera. Ora diventa essenziale –ha concluso il direttore sanitario- investire su formazione e informazione, tasselli centrali nel recupero dalla fase emergenziale, ed assicurare la costruzione di un supporto clinico di evidenza scientifica alle attività di cura, accesso e riabilitazione.

In occasione della conferenza stampa, l’associazione Alice Basilicata (Associazione per la lotta all’ictus cerebrale) ha donato due monitor multiparametrici di ultima generazione utili alle attività di cura della Stroke unit.
Il presidente Luca Onofrio Scappatura ha spiegato la mission dell’associazione, quale “organizzazione di volontariato costituita anche da persone colpite da ictus e dai loro familiari. “La nascita dell’associazione – ha spiegato Scappatura- si è resa necessaria in quanto l’ictus cerebrale rappresenta, in Italia ed in Basilicata, la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie ed è la prima causa assoluta di disabilità e la seconda forma più comune di demenza”.