Senza assistenza domiciliare da giugno. La protesta della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap

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E’ datata 4 luglio 2019 la lettera-denuncia della Presidente della Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), Maria Vincenza Ferrarese.
Lettera inviata pochi giorni dopo la sospensione dei Progetti Personalizzati di Vita Indipendente da parte del Comune di Rapolla, capofila.

Dal 30 giugno scorso molti disabili sono senza assistenza.

Scriveva Ferrarese: “Mentre il mondo intero, con la Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità, sancisce in tutti i campi il diritto di avere garantito le stesse opportunità e la stessa libertà di scelta di tutti gli altri cittadini con la garanzia di poter utilizzare servizi adeguati alle proprie esigenze, il Comune Capofila di Rapolla e la Conferenza dei Sindaci Vulture Alto Bradano hanno deliberato il 24 giugno 2019 che il servizio di Vita Indipendente avviato in via sperimentale nel mese di ottobre 2016, dopo circa tre anni, ha termine”.

Ferrare si è fatta portavoce dello scompiglio delle famiglie, delle persone con disabilità e degli operatori contrattualizzati.

Interrotto il servizio, fu data notizia di un nuovo bando attraverso il quale sarebbe stato possibile ripristinarlo. Ma finora nulla è stato fatto.

“La Fish Basilicata, pertanto, chiede, – scriveva sempre nella lettera-denuncia Ferrarese – che il sevizio di assistenza per la vita indipendente venga urgentemente ripristinato poiché questo atto d’imperio si configurerebbe come interruzione di pubblico servizio, con le conseguenze del caso visto la gravità delle persone con disabilità interessate.”

Il problema era stato posto anche con una lettera che la Presidente Ferrarese il 5 agosto scorso aveva inviato al Presidente della Giunta Regionale, Vito Bardi, all’assessore e al direttore generale del Dipartimento regionale Politiche alla Persona, Rocco Leone e Donato Pafundi.

Nonostante queste sollecitazioni, finora nulla è stato fatto. Molti disabili sono ancora privi di quell’assistenza che una società civile dovrebbe garantire loro, indipendentemente da cavilli burocratici ed amministrativi.