Non ha tranquillizzato gli animi la notizia giunta dalla Commissione ministeriale per la revisione della geografia giudiziaria di lasciare una corte d’appello in ogni regione. Rimane infatti il problema si potrebbe riproporre se dovesse essere attuato il progetto di creare le macroregioni. Per dirla tutta: quello che esce dalla porta potrebbe entrare dalla finestra.
E’ il motivo per il quale il Comitato costituitosi da un anno tra avvocati, magistrati, sindacati e associazioni a difesa della Corte d’Appello di Potenza, ha ribadito nella conferenza stampa di ieri che continuerà la propria battaglia.
Che si debba continuare a tenere alta la guardia lo ha detto lo stesso sindaco del capoluogo, Dario De Luca, intervenuto all’incontro. “Il problema non è solo giudiziario – ha ribadito il primo cittadino -. E’ una battaglia sociale per i riflessi negativi che la soppressione della Corte d’Appello potrebbe avere su tutto il territorio”.
Non si può continuare a smembrare la regione sulla base di semplici “parametri aziendali” – tali li ha definiti l’avv. Leonardo Pinto, del consiglio nazionale forense,  – che non possono valere per settori quali la giustizia, la sanità, la scuola. “Non è una battaglia di campanile la nostra” – ha aggiunto – richiamando l’attenzione dei presenti sul “disegno sciagurato” delle macro regioni.
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C’è poi un altro aspetto, al quale ha fatto riferimento il consigliere Pasquale Materi, componente dell’Associazione Nazionale Magistrati): lasciare una Corte d’Appello in ogni regione, come deciso dalla Commissione ministeriale,  pone comunque il problema in realtà come la Lombardia, la Sicilia, per fare qualche esempio. Questo confermerebbe che la Commissione si sarebbe pronunciata senza uno studio approfondito del problema. Questo preoccupa. Quindi l’invito di Materi a continuare la mobilitazione.
L’invito è stato raccolto dai presenti, sindacalisti, rappresentanti di associazioni culturali e di volontariato. Da molti ripreso il tema dell’indentità della regione Basilicata, della sua storia che non possono essere mortificate da scelte che non trovano giustificazione neanche negli ipotizzati risparmi che la soppressione della Corte d’Appello comporterebbe. Ne ha fatto riferimento il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Potenza, Giampaolo Brienza. La conferma si è avuta – ha ricordato qualcuno – dalla stessa chiusura del tribunale di Melfi.