E’ partita ieri, sabato 21 maggio, in tutta Italia, la campagna promossa dal presidente del Governo, Matteo Renzi, per il SI al referendum ‘confermativo’ sulla Riforma Costituzionale.

renzi_referendum_si_bastaunsi
Matteo Renzi a Bergamo all’inaugurazione dei comitati per il Sì al referendum

La riforma, il cosiddetto “ddl Boschi”, approvata in via definitiva alla Camera dei deputati ma senza la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna camera, dovrà, prima di potersi considerare effettiva, passare attraverso la consultazione referendaria.

Il referendum “confermativo”

Come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, la riforma approvata senza la maggioranza dei due terzi in seconda lettura, può essere sottoposta a un referendum se lo chiedono almeno un quinto dei membri di ogni camera o almeno cinque regioni o almeno 500.000 cittadini. Non c’è quorum: la legge viene promulgata se i voti favorevoli superano quelli sfavorevoli.
La data ufficiale del referendum non è ancora stata comunicata. Si tratterà del terzo referendum di questo tipo indetto in Italia: il primo risale al 2001 (noto come referendum sul federalismo: vinse li SI) e il secondo al 2006 (sui cambiamenti nell’assetto istituzionale della parte seconda della Costituzione: vinse il NO).

Cosa prevede il “ddl Boschi”:

  • il numero dei senatori passa da 315 a 100 così composti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal capo dello Stato per 7 anni;
  • il Senato non avrà più il potere di dare o togliere la fiducia al governo, che sarà una prerogativa della Camera, ma avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze
  • per l’elezione del presidente della Repubblica non basterà più la metà più uno degli elettori, ma serviranno i due terzi per i primi scrutini; poi i tre quinti mentre dal settimo scrutinio saranno necessari i tre quinti dei votanti;
  • l’approvazione delle leggi sarà quasi sempre prerogativa della Camera, con il risultato che l’iter sarà molto più rapido;
  • il governo avrà una corsia preferenziale per i suoi provvedimenti, la Camera dovrà metterli in votazione entro 70 giorni;
  • il potere esecutivo si rafforza ulteriormente a scapito di quello legislativo;
  • i senatori non saranno più eletti durante le elezioni politiche, ma in forma comunque diretta durante le elezioni regionali attraverso un meccanismo proporzionale ai voti conquistati a livello nazionale e, i neo-senatori, dovranno essere confermati dal consiglio regionale;
  • il Senato avrà indietro alcuni dei poteri che gli erano stati sottratti, tra cui quello in materia di politiche comunitarie e Pubblica Amministrazione (potrà eleggere due giudici della Corte Costituzionale);
  • riforma del Titolo V che prenderà, in sintesi, che sarà lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva (politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico, ecc.);
  • esame preventivo di costituzionalità attraverso un aumento  dei poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato;
  • abrogazione del Cnel;
  • abbassamento del quorum per i referendum abrogativi se i promotori raccolgono almeno 800mila firme per presentarlo.

Anche a Potenza, in piazza Mario Pagano, è stato allestito il primo banchetto per il SI al referendum, organizzato dal Partito Democratico.
Di seguito le interviste all’onorevole Salvatore Margiotta, al consigliere della Regione Basilicata, Mario Polese, e al segretario del Pd di Basilicata, Enzo Sarli.

Intervista a Salvatore Margiotta

Intervista a Mario Polese

Intervista a Enzo Sarli