Sindaco, iniziamo dalle scritte, cosa le ha fatto più male a leggerle sui muri?

Il fatto che abbiano evocato, in maniera assolutamente impropria, un mio tradimento. Non c’è nessun tradimento. E’ chiaro che c’è chi vuole estremizzare il dibattito politico. Lo fa con un fine preciso che è quello di rompere gli equilibri che si stanno determinando.

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Una lettura in termini politici di queste scritte potrebbe accreditare, diciamo così, ancora di più i responsabili?

Un significato politico c’è perché c’è chi, sia a destra sia a sinistra, lavora perché non si costruisca nulla. Diverso sarebbe stato se io fossi stato eletto sindaco del centro destra con una maggioranza; questo mi avrebbe consentito di governare. La città, invece, democraticamente mi ha consegnato un consiglio comunale in forte prevalenza di centro sinistra. Io, pur non appartenendo a nessun partito e non avendo alcuna intenzione di farlo, sono comunque del parere che bisogna valutare le possibilità di azione per una rinascita della città, impegno che ho assunto nel momento in cui l’elettorato ha deciso che io fossi il sindaco di Potenza.

Negli ultimi tempi ci è parso di leggere una maggiore disponibilità del Pd a venire incontro all’amministrazione per dare continuità all’attività amministrativa. E’ solo un’impressione o c’è del vero?

Anche il Pd è frantumato al proprio interno: c’è chi vorrebbe portare la città in acque tranquille; chi, invece, vorrebbe sfasciare. Questo è evidente. La mia idea è quella di mettere sul tavolo quattro/cinque problemi seri da risolvere in ordine prioritario per il bene della città.

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Quali sono?

Innanzitutto il risanamento finanziario, sperando che il Governo centrale ci metta nelle condizione di farlo. Poi il problema della gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Il sistema del trasporto pubblico locale, il centro storico e Bucaletto. Quest’ultimo è un problema che va affrontato in maniera prioritaria.

Sindaco, parliamo del problema finanziario. Per fare cassa, siete stati costretti ad aumentare le tasse. Cosa si pensa di fare in più?

Guardi, la leva fiscale non ci ha aiutato molto, perché le aliquote fiscali erano già al massimo. Non le abbiamo potute aumentare ulteriormente. Quello che è avvenuto è che si sono ridotte le agevolazioni. Stiamo invece lavorando alacremente sulla riduzione delle spese, dei costi, cercando ovviamente di tagliare quelle inutili, gli sprechi. Ma talvolta dobbiamo tagliare anche le spese meno inutili. Tutto questo nell’ottica di portare il bilancio in un equilibrio sostanziale fra entrate e uscite. Non possiamo più consentirci di spendere più di quello che incassiamo. E’ qualcosa di complesso, di difficile perché, tra l’altro, coinvolge strati della popolazione che lavorano per le ditte esternalizzate.

Tutto questo la cittadinanza l’ha percepito o teme un immobilismo in attesa che si sciolgano i nodi politici che condizionano l’attività amministrativa?

La cittadinanza l’ha percepito perché i provvedimenti che abbiamo messo in campo sono già attivi: pensi al trasporto pubblico, alla riduzione sulle pulizie e sorveglianza degli immobili comunali. Il problema delle mense scolastiche. Abbiamo ancora da affrontare i problemi dei servizi integrati nella scuola. Stiamo agendo su tutte quelle che sono le spese del Comune.

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Ma il cittadino dice: alla fine sono io che pago….

Il cittadino è sempre lui che paga. Io vorrei che pagasse avendo in cambio un sistema di servizi tollerabile dal punto di vista finanziario. Oggi il cittadino ha ereditato una massa di debiti che fa spavento, con il rischio di continuare a pagare senza avere i servizi minimi. Andare in dissesto finanziario, infatti, significa essere nelle condizioni di non poter garantire il servizio minimo. Noi non possiamo consentire che la città non venga amministrata. Ce lo impone la legge.

Questa sua disponibilità a continuare per dare una risposta alla città il Pd l’ha capito. E’ disposto a collaborare?

In verità c’è stata. In tante occasioni sono venuti incontro alle esigenze dell’amministrazione. Quasi tutti i provvedimenti portati in consiglio sono stati votati. C’è anche un buon dialogo con la maggioranza. Costruttivo, finalizzato esclusivamente all’interesse della nostra amministrazione.

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Sindaco, torniamo alle scritte. Vorrei tornare su una chiave di lettura delle stesse: qualcuno le legge come un accusa di tradimento, in termini politici, da parte sua. Si sente di aver tradito politicamente chi l’ha sostenuto o no?

Il primo giorno della mia amministrazione ho detto che avrei portato avanti l’amministrazione con il contributo di tutte le persone di buona volontà presenti in consiglio a prescindere dal loro colore politico. Sono rimasto sempre coerente. Non porto avanti la bandiera di nessun partito. Ritengo da cittadino che i partiti siano strutture da riformare perché non sempre sono calibrati per dare risposte ai cittadini.

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C’è molta parte della società civile che ama la propria città. A queste persone cosa si sente di dire?

Non bisogna gettare la spugna. Bisogna continuare ad impegnarsi per le cose in cui ci si crede perché ognuno di noi deve fare la sua parte. Io dico che sono qui su questa scomoda poltrona di sindaco a cercare di fare la mia. Sarebbe stato molto più facile per me prende atto di una difficoltà enorme e andarmene. Ho deciso con responsabilità di continuare almeno finché avrò la percezione che si possa fare qualcosa per la città. Poi se questo non dovesse essere possibile, ritorno al mio lavoro. Mi auguro per la città che ci sia data almeno la possibilità di poter consegnare una gestione, una amministrazione controllabile da parte di chi mi succederà. Io vorrei mettere in sicurezza questa città e poi tornarmene al mio lavoro. E’ quello il mio mondo. Non sto facendo nulla per crearmi una mia futura carriera politica; è una cosa che non m’interessa. Non ho ambizioni di questo genere. L’unica è di dare una risposta a chi mi ha votato in termini di responsabilità e azioni finalizzate a migliorare questa città.

 
Nino Cutro, direttore Ufficio Stampa Basilicata