Al "San Carlo" un buco di 30 milioni di euro. Cifarelli: "Bardi e Leone nascondono la polvere sotto il tappeto"

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“Ci aspetteremmo di più e non possiamo non esprimere sconcerto e preoccupazione”. Lo dichiara il capogruppo del Pd, Roberto Cifarelli, all’indomani della conferenza stampa sul rendiconto 2019 dell’Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza. “Si è appreso – aggiunge Cifarelli – che l’ospedale, al di là dei lustrini presentati, ha un buco di circa 30 milioni di euro. Bardi e Leone stanno provando a nascondere la polvere sotto il tappeto”.

“Insistiamo sul fatto – continua – che non siamo coloro che credono, soprattutto in materia di sanità, nella politica del tanto peggio tanto meglio, e tuttavia serve fare un po’ di chiarezza sulla situazione. Continuiamo a non capire l’atteggiamento di ostentata sicurezza del governo regionale a fronte di tanta superficialità, anche su un tema così dirimente come quello sanitario. Dall’incontro di ieri non abbiamo avuto un numero sulla produttività, ossia quantità delle prestazioni erogate, del presidio ospedaliero più importante della Basilicata che, tra l’altro dovrebbe reggersi proprio su quel dato. Voluta omissione oppure opaca conoscenza”?

“Apprendiamo inoltre – dice Cifarelli – di trasferimenti considerevoli da parte della Regione al nosocomio potentino che, in assenza di nuovi investimenti, altro non servono che a coprire un ‘buco’ di bilancio generato dall’attuale gestione. Non si nasconda la polvere sotto il tappeto e si faccia chiarezza subito per evitare un ridimensionamento non auspicabile. Al di là dei lustrini, di trasformazioni di contratti da tempo determinato ad indeterminato, tra l’altro da tempo programmate, avremmo voluto sapere i numeri effettivi del San Carlo. Avremmo voluto sentire una parola sulle numerose vicende che si sono susseguite nell’anno appena passato. Avremmo voluto conoscere a distanza di un anno quale ruolo avrà il San Carlo nel nostro sistema sanitario. In sintesi, ‘ciccia’ e non ‘fuffa’”.

“Ora – conclude il consigliere – è il momento della programmazione e delle risposte, non già dei rinvii. E se proprio questo governo è ancora appassionato al passato, il confronto tra numeri vecchi e nuovi ci avrebbe almeno consegnato un trend, non siamo sicuri se ad oggi col segno +”.