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Un bruco si schiude, esce una farfalla: ha voluto così raccontare, con un disegno, la sua esperienza di giovane che, grazie alla mediazione ed al lavoro degli operatori del Centro Iris di Potenza, non solo è riuscita a comprendere l’errore fatto ma ha saputo trasmettere alla vittima il suo stato d’animo, riappacificandosi con essa.
Una bella immagine del percorso che, attraverso lo strumento della mediazione, tanti minori hanno fatto grazie all’attività che dal 2012, in collaborazione con l’amministrazione carceraria, svolge lo Studio Iris, che ha organizzato un convegno sull’importante argomento.
I risultati ottenuti( 81 casi, coinvolte 225 parti in conflitto,  dei quali il 99,9 per cento andati a buon fine) sono stati illustrati dalla presidente, Francesca Genzano

In Italia sono 21 i centri di mediazione penale. Non sono sufficienti, considerando che sta crescendo sempre di più la consapevolezza che essa possa divenire uno strumento indispensabile per facilitare il recupero il minore che ha commesso il reato, attraverso politiche inclusive a servizio di una “giustizia riparatrice”, come l’ha definita Isabella Mastropasqua, Dirigente dell’Ufficio IV Studi, Ricerche ed Attività Internazionali del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia.
Nel suo intervento ha fatto riferimento anche a quanto ancora bisogna fare a livello istituzionale per ottenere risultati migliori. La sua dichiarazione.

Sull’esigenza che la società deve farsi carico del problema del recupero del minore, utilizzando le potenzialità esistenti sul territorio ha fatto riferimento anche  Maria Antonia Sprovera, Direttore dell’Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni di Potenza.

Maria Antonia Sprovera (a destra) durante il convegno di Potenza
Maria Antonia Sprovera (a destra) durante il convegno di Potenza

I risultati ottenuti confermano – ha aggiunto – che la strada che si sta percorrendo è quella giusta ma bisogna realizzare progetti a lunga scadenza per ottenere risultati sempre migliori. Preziosa per Sprovera la collaborazione con lo Studio Iris.
La mediazione penale come nuovo modello culturale. Ne ha parlato Emiliano Mistrulli, giudice presso il Tribunale dei Minorenni di Potenza, nella consapevolezza che essa può creare “ uno spazio non giudicante”, all’interno del quale il minore trova l’ambiente ideale per recuperare se stesso e il rapporto con gli altri.

Al convegno, svoltosi in una sala del Consiglio Regionale gremita,  sono intervenuti il Garante per l’Infanzia della Regione Basilicata, Vincenzo Giuliano, il presidente della prima Commissione Consiliare della Regione, Vito Santarsiero, e Giuseppe Palo, vice presidente regionale dell’Associazione degli Assistenti Sociali di Basilicata.
Giuliano si è soffermato sull’azione educativa e socializzante della messa alla prova del minore, in alternativa alla carcerazione, che ha consentito all’83 per cento dei minori di superare la fase delinquenziale.
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Da parte sua, il consigliere Santarsiero ha ribadito l’impegno della Regione a legiferare per sostenere quanto si sta facendo sia a livello istituzionale che volontaristico per un recupero completo dei minori che hanno commesso reati.