L’estensione delle norme attualmente in vigore sulla cedolare secca anche alle locazioni ad uso diverso dall’abitazione, istituendo contratti a canone agevolato, con relativo sgravio fiscale per il proprietario e regolamentare le aperture di nuove attività commerciali: sono queste per la Confesercenti i due “rimedi” più efficaci contro il rischio “desertificazione” del centro storico di Potenza.

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Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza

In uno scenario in cui circa un negozio su quattro è sfitto – spiega Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza – serve un insieme di politiche pubbliche che sia in grado di accompagnare la ripresa delle funzioni commerciali, culturali e di servizio del centro storico: infatti nessuna agevolazione potrebbe, meglio di una legata all’affitto del locale in cui svolgere la propria attività, aiutare tanti nuovi imprenditori ad affrontare il mercato e ad avviare la propria impresa. Per questa ragione è positiva la decisione della Camera che accogliendo una nostra proposta impegna il Governo ad intervenire. Alla luce degli efficaci risultati derivanti dall’attuazione dello strumento della cedolare secca nel settore residenziale, appare più che opportuno estendere tale misura anche alle locazioni commerciali, istituendo contratti a canone agevolato, con relativo sgravio fiscale per il proprietario, anche al comparto aziendale, legato ancora a normative e tipologie contrattuali degli anni ’80. In questo modo si renderebbe senz’altro più interessante per i proprietari privati l’affitto ad aziende e con ogni probabilità si ridurrebbe la grande quantità di immobili commerciali oggi sfitti.

Inoltre – è scritto nella nota di Confesercenti – dare più poteri ai sindaci per regolamentare le aperture di attività commerciali nei centri storici potrebbe avere un effetto positivo sulla selezione e la composizione del tessuto commerciale urbano, ma solo se verranno evitati eccessi burocratici, che potrebbero invece accelerare la scomparsa di negozi, botteghe e mercati storici dalle nostre città.

Da molto tempo, ormai, segnaliamo il concreto rischio generale di desertificazione delle attività commerciali indipendenti, siano queste in provincia, periferia o centri storici. Anche quest’estate negozi e botteghe hanno continuato a chiudere nel centro storico di Potenza magari per delocalizzarsi in altre aree. Un processo che si è avviato con la crisi dei consumi, ma che è stato accelerato dall’eccesso di liberalizzazioni.

Per il presidente di Confesercenti la “parola d’ordine è valorizzare il commercio di prossimità: ritrovare il senso antico della polis, che connota alle radici la città europea come luogo di scambi commerciali, culturali, umani in cui si riconosce l’anima di una comunità e nello stesso tempo guardare al presente e al futuro supportando le piccole imprese nell’accesso all’innovazione, alle nuove tecnologie, all’e-commerce. Per contrastare il fenomeno di moria delle piccole imprese commerciali, la soluzione si chiama Centro commerciale naturale, un’aggregazione di negozi della stessa via o quartiere, uniti in consorzio, per promuovere le attività commerciali nel cuore della città, una occasione per rilanciare le zone a media-alta densità commerciale ed artigianale come i centri storici dei più piccoli comuni”. “L’idea dei ‘centri commerciali naturali’ risponde alla necessità di creare uno strumento per innescare processi virtuosi, pubblici e privati, tali da trasformare destini che sembrerebbero, irreversibilmente, volti a decretare la ‘morte’ lenta del tessuto urbano che – sottolinea il presidente provinciale di Confesercenti Prospero Cassino – ha caratterizzato e continua a caratterizzare i nostri territori. I ‘centri commerciali naturali’, nella nostra visione, sono infatti il progetto capace di favorire una trasformazione progressiva, in grado di coniugare marketing urbano, proprio delle Amministrazioni Locali, con il marketing imprenditoriale promosso dai privati, costruendo, su questa base, azioni di marketing territoriale quali sintesi utile e proficua di una rinnovata convergenza tra attori pubblici e privati”.

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