Muro Lucano: divieto dimora a sindaco Mariani e altri tre amministratori

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Risponderanno dei reati di truffa aggravata ai danni dello stato, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, di falso e del delitto di turbata libertà di scelta del contraente   il sindaco e altri tre membri dell’amministrazione del Comune di Muro Lucano, nonché la responsabile della cooperativa “Un Sorriso”. Questi alcuni dei particolari illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa, dal Procuratore di Potenza Luigi Gay e dal pm Veronica Calcagno.
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Si tratta di Gerardo Mariani, sindaco di Muro Lucano (nella foto di copertina), Pietro Farenga, assessore all’agricoltura e trasporti, Giuseppe Savastano, assessore al bilancio ed al patrimonio, Vincenzo Caputi, consigliere comunale, e Gabriella Errico, responsabile della cooperativa “Un Sorriso”.

Per il primo cittadino e per assessori e consigliere, il G.I.P. di Potenza ha applicato un divieto di dimora mentre, per la Errico, il divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale e di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

Ecco i fatti. All’esito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica – Sez. reati contro la Pubblica Amministrazione – e condotta dai carabinieri del N.O.R. compagnia di Melfi e della stazione carabinieri di Muro Lucano, iniziate nel marzo 2015, sono emerse alcune irregolarità in merito all’affidamento diretto del servizio di accoglienza degli stranieri richiedenti asilo, alla cooperativa sociale “Un Sorriso” di cui, già all’epoca dei fatti, la Errico ricopriva il ruolo di responsabile. Il tutto senza alcuna gara per l’affidamento diretto del servizio. Infatti, grazie al lavoro degli inquirenti, è emerso come Il Comune aveva ottenuto dal Ministero dell’Interno l’autorizzazione ad aprire il centro SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) e per l’effetto a percepire fondi ministeriali messi a disposizione per tale servizio.

Da qui la rilevanza penale degli illeciti commessi poiché veniva eluso l’obbligo di procedere con una selezione affidando, il Comune, la gestione del centro direttamente alla cooperativa “Un Sorriso”.

Inoltre venivano fatte operare all’interno della cooperativa sociale, che per legge richiedeva la presenza di figure specializzate, soggetti diversi dalle figure specializzate indicate dal ministero. I soggetti che effettivamente risultavano lavorare presso il centro, all’esito delle indagini, risultavano essere non solo diverse ma anche senza le competenze specifiche e profesionaili richieste della normativa in materia. Gli stessi risultavano altresì legati all’amministrazione comunale da rapporti personali e di partito.

Ulteriore reato contestato riguarda il falso ideologico poiché nella domanda di contributo si attesta falsamente il nominativo del responsabile del progetto che, interrogato, è risultato del tutto estraneo alla vicenda ignorando questa sua nomina fittizia.

La cooperativa, in tal modo, aveva ottenuto oltre all’autorizzazione ministeriale a procedere, fondi pari ad € 292.760,00 per l’anno 2014 e € 319.375,00 per il 2015.

Oltre ai soggetti indicati risultano in totale 9 gli indagati.