Inchiesta su dissesto Comune Potenza: 17 a giudizio

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Con l’accusa a vario titolo di truffa aggravata ai danni del Comune capoluogo alla turbativa d’asta, passando per la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, la corruzione, il falso in atto pubblico e la bancarotta fraudolenta, il gup Ida Iura ha rinviato a giudizio i 17 imputati nel processo nato dall’inchiesta sul dissesto del capoluogo e sulla lobby lucana del trasporto pubblico. Prima udienza il 4 novembre.
Si tratta degli ex Presidenti del Consiglio Regionale Franco Mollica e Vito Santarsiero, in qualità di ex sindaco di Potenza),dell’ex assessore comunale alle Attività produttive della giunta De Luca, Carmen Celi, dell’ex segretario dalla Fit Cisl Carlo Costa e del presidente del Cotrab Giulio Ferrara.

Davanti al collegio giudicante compariranno anche Nicola Auletta, il responsabile della Romeo gestioni spa, Riccardo Capuano, il referente di zona della coop Ariete, Vito Manzari, più un funzionario del Comune, Mario Giugliano, e l’ex segretario comunale, Giovanni Moscatiello.

L’inchiesta di Guardia di Finanza, Polizia Municipale e Carabinieri ha avuto inizio nel 2014 finalizzata a fare chiarezza sulle cause del dissesto finanziario del Comune, dichiarato dall’amministrazione uscente guidata dal sindaco Dario De Luca.
Particolare attenzione è stata riservata dagli investigatori all’appalto per le pulizie degli immobili del Comune e la gestione del trasporto pubblico urbano affidata al Cotrab.

Mollica, in particolare, è accusato di turbativa di gara per aver procurato al suo presidente, Ferrara, il disciplinare del bando per il servizio sostitutivo del trasporto ferroviario, già predisposto dalla Stazione unica appaltante ma non ancora pubblicato.

Secondo l’accusa Santarsiero, invece, è accusato di aver interferito assieme a Mollica, Ferrara e Costa nell’aggiudicazione della gara per il trasporto pubblico locale di Potenza alla Trotta bus, nel 2015.
 Mentre Celi avrebbe agevolato Auletta rivelandogli le «strategie » dell’amministrazione sulla gara per la manutenzione degli impianti del Palazzo di giustizia.

Tra le accuse avanzate dai pm c’è anche un’ipotesi di bancarotta fraudolenta per oltre 7milioni di euro sul fallimento di una vecchia società di Auletta, la Logica servizi, indebitata col fisco per oltre 9 milioni.

Fonte: Leo Amato (Quotidiano del Sud)

La precisazione di Santarsiero

In merito all’inchiesta, l’ex sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, con una nota che pubblichiamo, chiarisce la sua posizione.
“Accolgo con assoluta serenità il rinvio a giudizio e, con piena fiducia nella magistratura, cosi come ho sempre fatto nel passato, attendo di poter chiarire in dibattimento ogni questione correlata ad una mia presunta interferenza con la gara attraverso la quale l’attuale amministrazione del Comune di Potenza ha affidato alla ditta Trotta il servizio di trasporto pubblico locale; mi auguro anzi che venga fatta definitiva chiarezza su ogni aspetto di una vicenda rispetto alla quale più volte ho pubblicamente espresso perplessità sulle metodiche con cui si è proceduto all’affidamento del servizio.
Ho sempre vissuto l’operato della magistratura non solo con serenità ma anche con il favore di chi, da uomo delle istituzioni, non può che plaudire ad ogni azione tesa a verificare la legittimità dell’operato delle istituzioni, e non ne ho mai temuto il giudizio, consapevole della correttezza del mio operato.
Al pari ho grande rispetto per la stampa e per il suo diritto-dovere di informare i cittadini sulle vicende che accadono, ma in questo caso sorprende la maniera con cui  impropriamente si è correlata questa vicenda giudiziaria al dissesto.
Non solo non vi è alcuna connessione, ma proprio la vicenda giudiziaria in oggetto, se pure nata per cercare eventuali colpe per il dissesto, evidenzia che proprio per il dissesto nulla viene contestato e nulla emerge in termini di responsabilità per ognuno degli amministratori e ognuno dei dirigenti del passato.
Anzi, dopo la chiara sentenza della Corte dei Conti e dopo gli atti emersi in questa vicenda giudiziaria, per il merito delle contestazioni e dei soggetti coinvolti, si fa giustizia di ogni maligna volontà di attribuire il dissesto ad amministratori del passato. Si conferma quello che affermò un Procuratore della Corte dei Conti che quel dissesto lo definì “ideologico”, e che nessuna indagine, penale o contabile, ha potuto evidenziarne responsabilità nel passato. Come pure non è emersa alcuna relazione con il trasporto pubblico che pure si era cercato di far apparire.
Il dissesto del 2014 resta una delle pagine più buie della vita amministrativa di questo comunità, mai adeguatamente approfondita e valutata”.