Facevano carte false per aumentarsi lo stipendio | Per tre dipendenti comunali scattano provvedimenti restrittivi e sequestro delle somme non dovute

I reati commessi ai danni del Comune di Armento

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Venerdì 14 ottobre 2022 – Nell’ambito di un’attività di indagine in materia di delitto contro la pubblica amministrazione disposta dalla Procura della Repubblica di Potenza e condotta dalla Sezione di P.G. dell’Aliquota Guardia di Finanza della Procura ed il Nucleo di Polizia Economico­ Finanziaria di Potenza è stata data esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali nei confronti di tre dipendenti del Comune di Guardia Perticata applicati ex art. 1 co 557 L. 311/2004 presso il Comune di Armento (modalità cosiddetta “a scavalco”), il primo quale addetto all’ufficio ragioneria (area e9onomico-finanziaria), il secondo quale addetto all’ufficio tecnico e il terzo con mansioni dli sportello.

Il G.I.P. del Tribunale di Potenza ha applicato le seguenti misure coercitive per i reati di peculato e falso continuato la cui consumazione sarebbe avvenuta ai danni del Comune di Armento (ove gli indagati, va precisato, non sono più in applicazione “a scavalco”): al ragionier Carlo Rosario De Fina quella del divieto di dimora nei territori dei Comuni di Guardia Perticata e Armento e quella della sospensione dall’esercizio delle funzioni presso il Comune di Guardia Perticata; al geometra Gianfranco Agostino Massaro quella dell’obbligo di dimora nel territorio del Comune di Guardia Perticata e quella della sospensione dall’esercizio delle funzioni presso il Comune di Guardia Perticata.

L’ordinanza ha disposto, altresì, il sequestro preventivo – fino alla concorrenza di quanto indebitamente incassato – di tutte le disponibilità finanziarie e patrimoniali dei tre indagati, quindi, non solo, dei suddetti Fina ed Agostino, ma anche di Salvatore Iannibelli – anche lui funzionario amministrativo del Comune di Guardia Perticata, applicato a scavalco presso il Comune di Armento – la cui posizione, essendo apparsa meno grave sotto il profilo del danno causato e della condotta tenuta rispetto a quelle provvisoriamente ascritte agli altri coindagati, non è stata gravata dalla emissione di misure cautelari personali, ma solo da quella del sequestro preventivo.

Le indagini – ferma restando la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva – hanno permesso, di acquisire gravi elementi indiziari nei confronti degli indagati che, nel corso di quasi due anni, in concorso tra loro, al fine di trarne profitto, prima omettendo di effettuare le timbrature di ingresso e uscita volte ad attestare formalmente la loro presenza in servizio, poi mancando di predisporre i cedolini (buste paga) per la liquidazione delle competenze stipendiali che invece risultavano sostituti redigendo mandati di pagamento di importo svariato e comunque superiori alle ore effettivamente prestate presso l’ente locale e, in ogni caso, agli importi previsti nelle tabelle retributive imputandoli altresì a capitoli diversi da quelli previsti in bilancio per la retribuzione del personale (es. “Gestione biblioteca e ludoteca” cap. 903; “incarichi a liberi professionisti relativi ad attività di studio” cap. n. 146) oppure il De Fina attribuendosi rimborsi spese non dovuti (es. mandato n. 188, 243, 365, 561) e non autorizzati per trasferte mai attuate, nonché utilizzando indebitamente per l’emissione dei mandati di pagamento la firma elettronica del responsabile del servizio economico-finanziario (Sindaco di Armento).

In tale modo secondo l’ipotesi accusatoria ritenuta dal Gip supportata da gravi indizi, gli indagati si appropriavano indebitamente di somme di denaro del Comune, pari ad euro 45.007,40 per De Fina, euro 38.144,88 per Massaro, euro 11.000,32 per Salvatore Iannibelli, con corrispondente danno per la Pubblica Amministrazione.

L’indagine veniva avviata grazie alla segnalazione del Sindaco del Comune di Armento che, dopo aver rilevato le numerose irregolarità contabili dei procedimenti di spesa dell’ente locale in favore dei tre odierni indagati, aveva inviato idonea segnalazione alla Procura della Repubblica, che avviava le indagini in questione.