Si è insediato nella parrocchia di San Giuseppe Lavoratore a Potenza il nuovo parroco: è don Giovanni Di carlo

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Domenica 8 gennaio 2023 – Una nuova tappa nell’avvicendamento di parroci promosso da mons. Ligorio per rispondere alle esigenze pastorali che riguardano singole comunità ma anche la diocesi nel suo complesso.
Ieri sera l’Arcivescovo ha insediato, nella chiesa di San Giuseppe lavoratore, nel rione Cianchetta di Potenza, il nuovo parroco, don Giovanni Di Carlo; sostituisce don Sergio Sannino che ha rinunciato all’incarico per assumere la titolarità di Santa Croce, sua parrocchia di origine.

Mons. Salvatore Ligorio durante l’omelia

Una semplice concelebrazione per l’insediamento del nuovo parroco, presieduta da mons. Salvatore Ligorio, che aveva alla sua destra don Giovanni, e alla sua sinistra il “parroco storico” di san Giuseppe don Peppino Nolè che ha retto la comunità per oltre 50 anni e si è dimesso due anni fa per raggiunti limiti di età.

Il nuovo parroco, don Giovanni Di Carlo con, alla sua sinistra, don Peppino Nolè

Hanno concelebrato con loro anche una decina di altri preti: un segno visibile di comunità fraterna a sostegno di Don Giovanni. L’Arcivescovo nell’omelia , dopo aver ringraziato don Giovanni per aver accettato l’incarico, ha ricordato il ruolo e lo stile che un parroco deve avere: presidente della comunità, accogliente, in atteggiamento di ascolto ”ma – ha detto – attenzione a non creare recinti, mostra solidarietà verso tutte le povertà e non solo quelle materiali, annuncia il vangelo con mitezza ma che nessuno scambi la mitezza con la debolezza ed abbi un atteggiamento di proposta e non di imposizione nel segno della testimonianza”.

Infine il saluto del nuovo parroco, don Giovanni, reduce da una serie di incarchi che a 70 anni compiuti nei giorni scorsi ha accettato – come ha detto – “ di mettersi nuovamente in gioco”.
Ha parlato di una “nuova avventura meravigliosa”, ha ringraziato i confratelli preti che gli hanno regalato la riproduzione di una Madonna bizantina in segno di sostegno fraterno ed ha riassunto il suo programma in una sola impegnativa espressione accolta dall’applauso fragoroso dei suoi nuovi fedeli: “dobbiamo passare – ha detto – da parrocchia a comunità!”, e cioè da ente ecclesiastico e giuridico a testimoni del Cristo Risorto nel quartiere e nella città dove è piantata la Chiesa.