Il lavoro descrive un nuovo meccanismo di comunicazione tra gli assoni, il cui ruolo è trasmettere l‘impulso nervoso e le cellule di Schwann, cellule gliali la cui principale funzione è rivestire gli assoni dei neuroni con uno strato di mielina.
In particolare, i ricercatori hanno scoperto che la proteina fondamentale che regola la mielinizzazione e che si trova sull’assone, è tagliata da “forbici biologiche”. A seguito di uno di questi tagli viene prodotto un frammento di proteina che induce l’espressione della prostaglandina D2 sintasi, la quale viene rilasciata e agisce sulla cellula di Schwann, tramite il recettore GPR44, per promuovere la formazione e mantenere la mielina nel Sistema Nervoso Periferico (SNP). Le prostaglandine sono molecole simili agli ormoni che derivano dagli acidi grassi e sono importanti in vari eventi fisiologici, dalla coagulazione del sangue alla regolazione dei processi infiammatori.
«La scoperta che l’attività di queste molecole possa essere modulata con farmaci già in uso in malattie del sistema immunitario, potrebbe fornire nuovi approcci terapeutici che promuovano la rimielinizzazione in pazienti affetti da patologie demielinizzanti», afferma la dottoressa Carla Taveggia.
In studi precedenti, l’équipe del San Raffaele aveva già individuato un fattore di crescita sugli assoni che controlla la mielinizzazione nel Sistema Nervoso Periferico (SNP), ma ora, con questo lavoro è stato identificato un nuovo meccanismo che regola, oltre alla formazione, anche il mantenimento della guaina mielinica.
«È importante identificare nuovi meccanismi che controllano la formazione della guaina mielinica, per poter bloccare quelle situazioni patologiche in cui avviene perdita di mielina. Alterazioni nel grado di mielinizzazione possono infatti avere conseguenze importanti che vanno dalla perdita di conduzione dell’impulso nervoso, fino alla morte neuronale e portando quindi ad una invalidità permanente», conclude Taveggia.
E’ possibile visionare lo studio sul sito di Nature Neuroscience all’indirizzo
http://www.nature.com/neuro/journal/vaop/ncurrent/full/nn.3857.html
 
Fonte: aism.it