Sabato 19 novembre 2022 – Alla vigilia della conferenza di Matera #turismodelleradici #roots, il Presidente del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo Coord. Consulte regionali Cabina di regia Conf. Permanente Stato-Regioni-PA-CGIE, Luigi Scaglione, offre al dibattito delle riflessioni su una questione che meriterebbe – lascia intendere – una diversa riflessione: il turismo di ritorno e delle radici in Basilicata.

I dati ufficiali – afferma Scaglione – non lasciano scampo ad interpretazioni di sorta, pur aprendo uno squarcio nuovo nell’analisi del fenomeno emigratorio in Basilicata o in Lucania che dir si voglia.
Tra vent’anni, leggendo i dati Istat, si rischia di non avere più un lucano per quello che è uno scenario ritenuto devastante ma concretamente capace di sollevare mille dubbi sulle azioni e sugli interventi progettuali che puntano a garantire la residenzialità in un territorio vasto ed ampio come quello della Basilicata, ma con una densità abitativa limitata.
E il riferimento al fenomeno migratorio, ci arriva dall’analisi dei dati ufficiali: Sono 698 (301 donne e 397 uomini) le persone che ufficialmente, in un anno alla data del 1 Gennaio 2022, hanno lasciato la Basilicata per trasferirsi all’estero iscrivendosi all’Aire a fronte di una riduzione netta di 7580 lucani nell’arco di un anno, tra saldo negativo e trasferimenti in Italia.

*BASILICATA Popolazione residente 539.999 (dato al 01/01/2022) – erano 547.579 /01/01/2021)

Iscritti all’AIRE 139.792 (dato al 01/01/2022) Incidenza % 25,9

Partendo dagli aspetti positivi, dichiara qualcuno, di avere rilevato “una mobilitazione formidabile da parte dei Comuni che, in generale, hanno manifestato grande sensibilità, superando positivamente le remore campanilistiche tipiche soprattutto del Mezzogiorno. Sono state presentate molte proposte di innovazione sia fisica sia culturale e sociale. La speranza è che i finanziamenti possano incidere realmente anche se, in proporzione, interesseranno pochissimi comuni.”.
La componente problematica, che “in generale si fa fatica a vedere a cosa possano servire queste risorse nei termini concreti di un’inversione di tendenza a breve. Parliamo di comuni spesso sull’orlo del collasso sociale a causa di vere e proprie desertificazioni demografiche, causate da mancanza di nascite o dalle migrazioni. Le risorse sono limitate e per di più non sono connesse a uno shock che dovrebbe essere immediato. Tutte le ipotesi di infrastrutturazione, anche laddove andassero in porto, non potrebbero che richiedere tempi lunghi. La vera urgenza per questi territori è offrire strumenti che servano al loro ripopolamento, che si può conseguire portando forza lavoro interessata a rimanere sul territorio. Una via possibile è l’agricoltura attraverso l’utilizzo dei suoli abbandonati, il cui recupero e utilizzo può essere rapido.

Bisogna allora stimolare ed intercettare il flusso turistico nazionale ed internazionale con particolare riferimento a quello “di ritorno e delle radici”, ponendo particolare attenzione a tutti i connazionali e corregionali trasferiti all’estero, con l’obiettivo di farli sentire, concretamente, parte attiva del processo rigenerativo.

TURISMO DI RITORNO e del TURISMO DELLE RADICI – sostiene Scaglione – devono essere sostanziati anche dagli altri organismi per realizzare e finanziare forme di diretto coinvolgimento delle Associazioni dei Lucani in Italia in questa fase di nuova mobilità e nel mondo subito dopo o contestualmente, nel sostegno alla promozione di iniziative.

Solo chi non ha la vista lunga non aveva capito due anni fa che questa era ed è la prospettiva da cui ripartire e che guarda caso il MAECI ed il PNRR hanno sostanziato nei fatti.

Scaglione fa delle proposte su turismo di ritorno o delle radici.

· Estendere alle Regioni la Convenzione sottoscritta da ENIT e CGIE, ai fini di favorire l’interlocuzione con gli Enti locali, per promuovere sia la partecipazione a Fiere del Turismo all’estero, virtuali o in presenza, con il coinvolgimento delle comunità italiane sia la conoscenza dei territori attraverso influencer, per favorire il turismo verso l’Italia. Vedi Art. 179 del Titolo VIII, Capo I, del Decreto Rilancio;

· Sollecitare l’adozione da parte dei Comuni di norme che semplifichino le procedure per gli investimenti immobiliari da parte dei connazionali all’estero che intendono acquistare e ristrutturare le abitazioni dei piccoli borghi, Vedi Art. 178 del Titolo VIII, Capo I, del Decreto Rilancio oltre al tema Tari e Imu per i connazionali residenti all’estero ma proprietari di immobili;

MA NON BASTANO I PROCLAMI SULLA RIGENERAZIONE DEI BORGHI SE NON C’E’ POLITICA PER IL TURISMO DI RITORNO E DELLE RADICI QUI IN BASILICATA

Lo avevamo detto tre anni fa e poi due anni fa e poi durante la pandemia e qualcuno, anche a livello istituzionale,- ricorda Scaglione -. Ci aveva sorriso sopra (per loro parlano i verbali ufficiali) lo abbiamo ripetuto pochi mesi fa, lo diciamo ora: senza una politica seria di incentivazione e conoscenza del fenomeno del turismo di ritorno anche i fondi di rigenerazione dei borghi rischiano di essere pane per pochi eletti senza risultati e i lucani continueranno inesorabilmente a sparire e partire.
Bisogna incentivare i flussi attraverso il nostro sistema delle associazioni, delle federazioni e degli Sportelli lucani, altrimenti – ribadisce Scaglione – finanziare le agenzie turistiche produce effetti marginali e senza prospettive mettendoli in relazione ad esempio con le Pro Loco vero presidio di difesa e sviluppo turistico dei piccoli comuni.
Altre regioni stanno lavorando alla grande e sono avanti da tempo su promozione e sviluppo del turismo delle radici per il quale il livello istituzionale è sordo ai richiami ed incapace di organizzare la rete. E soprattutto incentivare forme di residenzialità defiscalizzata per avere nuovi cittadini attraverso i flussi che si ipotizza di movimentare. Altrimenti si distribuiscono risorse a pioggia alle agenzie di viaggi e basta. Tutto e niente.

• Riadottare a livello regionale la direttiva che prevedeva forme di sostegno ed incentivo economico a chi pernotta almeno 2/3 giorni nella sua regione di appartenenza ed un sostegno per il trasferimento da e per i grandi aeroporti;
· Allocare risorse finanziarie, trovate anche attraverso fondi europei, agli Enti (Regioni, Comuni, Archivi di Stato, Associazioni di emigrazione, Com.It.Es., CGIE, etc.,) che realizzano progetti di ricerca delle radici per italodiscendenti residenti all’estero e ne promuovono la visita ai territori di origine;

· Stimolare i Comuni a stipulare accordi di gemellaggio con le città estere dove risiedono i propri concittadini; Promozione integrata del Sistema paese e Proiezione delle Regioni all’estero;

· Impegnare lo Stato e le Regioni a incrementare la sottoscrizione di accordi internazionali nei Paesi in crisi economica o a basso reddito in cui è più numerosa la presenza di connazionali (ovvero corregionali), per favorire azioni di sviluppo locale che – conclude Scaglione – favoriscano opportunità occupazionali e miglioramento del tenore di vita”.