“No alla didattica a distanza”. La Rete degli Studenti Medi Basilicata risponde a Bardi

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Mercoledì 21 ottobre 2020 – Non si è fatta attendere la risposta degli studenti lucani al messaggio del Presidente della Basilicata, Vito Bardi, nel quale il governatore ha ipotizzato la possibilità di attivare la didattica a distanza per far fronte ai problemi derivanti dall’emergenza sanitaria.

Nella giornata di oggi – si legge in un comunicato del sindacato Rete degli Studenti Medi Basilicata – il Presidente della Regione Basilicata ha sottolineato come, per evitare la diffusione dei contagi nel territorio regionale, la task force stia pensando ad una possibile attuazione di una didattica a distanza generalizzata con una conseguente chiusura di tutte le aule degli istituti superiori del territorio. 

La Rete degli Studenti Medi della Basilicata – si precisa – ritiene inaccettabili le suddette dichiarazioni di un’Amministrazione, che, per l’ennesima volta, ignora nettamente gli studenti e il complesso scuola, considerandolo un mondo sacrificabile nella realtà lucana. 

Chiedere l’applicazione della DaD in tutta la regione, dopo gli sforzi significativi degli istituti e degli studenti che, a dispetto delle apparenze, rispettano i rigidi protocolli pur sacrificando “la voglia di stare insieme”, palesa l’atteggiamento distorto della nostra Giunta Regionale.

Teniamo a precisare – si afferma – come la DaD, in un contesto in cui vi è interesse a tutelare il diritto allo studio, resti un meccanismo d’emergenza, da applicare, appunto, in circostanze emergenziali come quelle di questa primavera.
Permettere a tutti gli studenti medi di andare fisicamente a scuola, non significa solo appagare la “loro voglia di stare insieme” (comunque aspetto fondamentale della socialità umana), ma di permettere a tutti di usufruire del proprio diritto allo studio, permettendo un confronto diretto e orizzontale tra docente e studente, permettendo l’applicazione dei momenti sperimentali e di laboratorio, permettendo lo sviluppo di una didattica nazionale che, per quanto forse non tutti abbiano capito, è fondata sul presenza.

Crediamo dunque – prosegue la nota – che proporre la DaD come alternativa a tutti i problemi della scuola lucana sia un momento di grave mancanza di responsabilità istituzionale, immaginarla come soluzione a problemi endemici della nostra regione significa voltare le spalle per l’ennesima volta ai giovani e agli studenti, evitare infine un intervento serio su tematiche vitali per la crescita di un territorio, come appunto il trasporto pubblico, o l’edilizia scolastica, applicando l’ennesimo palliativo, vuol dire tradire decisamente il rapporto intergenerazionale facendo gravare la propria incompetenza politica sulle spalle degli studenti. 

Dal 9 di ottobre, giorno in cui migliaia di studenti hanno manifestato per chiedere un intervento serio sul trasporto pubblico, chiediamo giornalmente un confronto con le istituzioni, per esporre direttamente le problematiche raccolte sulle varie tratte dagli studenti. Andando a sommare un tacito rifiuto delle Istituzioni Regionali ad incontrare le parti sociali, in questo caso la RdSM, con l’ennesima azione che si muove a discapito dell’applicazione totale del diritto allo studio, otteniamo una situazione disastrosa, un incrinarsi sempre più forte del già debole mondo della scuola lucano.

Chiediamo all’Amministrazione Regionale di ritirare le dichiarazioni sull’introduzione generale della DaD, agendo invece verso una revisione del sistema scuola, trasporto pubblico in primis, che permetta agli studenti di affrontare in sicurezza questa fase delicata della nostra storia, aprendo un tavolo di confronto con le rappresentanze del settore scuola e trasporti, in quanto in mancanza di un confronto reale, fatichiamo a vedere nell’Amministrazione Regionale un atteggiamento davvero democratico e in grado di rispondere alle esigenze della popolazione. 

Immaginare di risolvere le problematiche contingenti ignorando gli studenti, presente e futuro della società – conclude la nota della Rete – è una visione che non permette più una pace sociale intergenerazionale, ma acuisce nuovamente il conflitto, ponendoci davanti al crollo delle stesse fondamenta d’uno stato di diritto socialmente sostenibile. Se credono anche questa volta di rispondere ad un’emergenza globale attaccando i diritti dei giovani e degli studenti si sbagliano, noi non staremo zitti!