L’ultima schiacciata di Marisol

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Te ne sei andata troppo presto Marisol, diciassette anni, promessa della pallavolo. Nell’ultima schiacciata non sei riuscita a mettere la palla oltre la rete. Ha vinto un destino crudele che ti ha strappata all’affetto dei tuoi genitori, di tuo fratello Anjun; di tanti ma di tanti amici di volley, di scuola, degli scout che ora ti piangono disperati.

E’ lo stato d’animo di chi non può accettare che possa essere accaduto. Che non potrà più giocare insieme, fare strada insieme. Discutere con Marisol, cantare con Marisol, vincere con Marisol. Perdere con Marisol. L’ultima partita l’hanno persa tutti, anche i medici che sicuramente hanno fatto di tutto per salvarti.
Questa volta non c’è rivincita, Marisol. E fa rabbia.
Il time out è quello definito.

Ci mancherai. Mi mancherai, Marisol. Mancherai  al tuo capo reparto che ti ha visto crescere negli scout, che ha voluto caparbiamente che tu tornassi in associazione.
Rivederti in uniforme tra i tuoi amici di sempre mi aveva riempito il cuore di gioia. Oggi, anche il tuo capo reparto, caro Bradipo (era il tuo nome di totem) non sa darsi pace.

,Ho saputo della tua improvvisa morte mentre mi trovo a Lourdes con l’Unitalsi per servizio. Ero appena ritornato dalla grotta dove avevo pregato la Madonna per tanti che mi avevano chiesto di farlo.
Non avrei mai pensato che ad Acherò – come Bernadette la chiamava – dovessi ora chiedere qualcos’altro e con il cuore a pezzi: perché si debba morire a diciassette anni? Perché strappare una giovane alla vita alla quale si è appena affacciata con tanti progetti, sogni, speranze. Perché?
Perché “Lui traccia percorsi impossibili” come recita una bella canzone che tu hai cantato tante volte con gli scout? No. Non mi basta questa risposta.
Dal tuo profilo Facebook ho trovato una foto con una scritta: “Mi ruberete tutto ma non il sorriso“.
Lasciaci almeno questo Marisol.