Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita.
Sono impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado lontano dal mio stare lento
nelle velocità della sera, nelle auto schizzate di pianto.
Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte sulla modesta moto,
è per cantare a gola stesa l’ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso con tutto quel vento
nel petto seminare parole beate
nel panorama nervoso.

Caro Tu,
ho scelto queste parole di Mariangela Gualatieri perché mi raccontano così come sono. Adesso, in questo preciso istante in cui ti scrivo, in questo mondo confuso e distratto che non mi dà ancora niente di quello che aspetto.
Caro Tu,
vorrei essere al mare, in quella casa dei miei nonni sulla spiaggia, con un sole più caldo a farmi accarezzare la testa. Vorrei ci fossi tu con me, a raccontarmi le tue infinite storie, a darmi consolazione con i tuoi abbracci.
Caro Tu,
non so come, ma so esattamente quando e dove due parallele si sono incontrate. C’era un cinema di periferia, una notte fredda, un film dai colori caldi, il jazz che suonava, due vite che sembravano distanti. Poi le parole, le nostre, che hanno rotto il ghiaccio dell’indifferenza. Il treno, Roma di sera, il mostrarsi a poco a poco per come si è, senza timore. Non ci sono magi,e non ci sono incantesimi, c’è solo un momento che diventa prezioso, che scalda l’anima e fa aprire le braccia.
Caro Tu,
Aspetto il segnale. La primavera. Quella arriva all’improvviso, non piano come l’autunno. Ti spiazza proprio quando credi di aver chiuso, tirato i remi in barca. C’è sempre un dolore, una paura, un amore, una gioia che ti becca di sorpresa. Allora capisco il mio limite, conoscerlo è fondamentale per l’uomo. E il limite appare sempre in primavera. La primavera ha un profumo preciso, definitivo, fresco, vitale. Quel profumo ti promette che la vita continua anche se tu non riesci a crederci più.  (Paolo Rumiz, “La leggenda dei monti naviganti”)
Caro Tu,
Non preoccupatevi del futuro. Oppure, preoccupatevene, ma sapendo che tanto è un gesto inutile.  I veri problemi della vita tendono ad essere cose che mai prima hanno incrociato le vostre preoccupazioni. Quel tipo di cosa che ti fulmina verso le quattro di un martedì qualunque. Questa e di Kurt Vonnegut, me l’hai detto tu sul treno. L’ho imparata a memoria.
Caro Tu,
Tra il cervello e le mani dev’esserci sempre di mezzo il cuore.
Caro Tu,
I just don’t remember the thrill of affection.
I just don’t remember.
Say something loving, I need a reminder, the feeling’s escaped me

Caro Tu,
sono qui che ti aspetto.