Sono una ex lavoratrice interinale ultra quarantenne, che ha precedentemente prestato servizio, per oltre un anno, presso lo Stabilimento SATA di Melfi, e precisamente a far data dal 05/09/2006 e sino a tutto il 29/12/2007, svolgendo le mansioni assegnatemi, con estrema disponibilità, puntualità, diligenza, precisione e spirito di sacrificio, come ampiamente riconosciuto e riscontrato, rinunciando, spesso e volentieri, se richiesto dal Responsabile UTE, alle giornate di riposo ed alle festività e prolungando il  turno notturno oltre il normale orario, non solo per esigenze economiche, che pure rivestono una sua importanza, ma in virtù dell’attaccamento e dedizione al dovere che contraddistingue il mio modo di essere e di operare, anche in considerazione di trascorsi non propri ottimali, nel corso dei quali ho vissuto esperienze lavorative anche di 14/17 ore giornaliere, in ambienti malsani e condizioni climatiche precarie (gelo o sole cocente) e con retribuzioni minime in rapporto alle prestazioni effettuate.
L’apertura della presentazione delle domande  di assunzione presso lo Stabilimento di Melfi e la possibilità di accedervi è stata vista dalla scrivente, madre di una figlia adolescente con tutte le problematiche che ne conseguono, come una prospettiva reale di sistemazione, seppur a tempo determinato, alla quale ottemperare con tempismo ed entusiasmo. Molto meno entusiastica è stata la conoscenza da parte mia dei requisiti di ammissione alle Selezioni che prevedevano un limite di età minimo e massimo di età dai 18 ai 30 anni per gli aspiranti in possesso del diploma in materie tecniche e senza alcun vincolo anagrafico per i laureati, precisando, altresì, che l’esperienza lavorativa, anche in ambiti similari, seppure utile, non avrebbe costituito un elemento necessario, né un titolo di merito o di precedenza.
Penso, con rammarico e delusione, come tante altre persone si trovino in situazioni simili alla mia, impossibilitate ad accedere alle Selezioni di cui sopra, esclusivamente per ragioni anagrafiche, e non posso fare a meno di considerare i requisiti di accesso richiesti come discriminatori e pregiudizievoli per le gli/le ultra trentenni e soprattutto per le aspiranti di sesso femminile, posto che tra noi donne appare difficile reperire, soprattutto al Sud, delle diplomate in materie tecniche ed inoltre vessatori ed iniqui nei confronti di chi ha precedentemente prestato servizi analoghi in maniera lodevole.  
Il mio vuole essere un appello rivolto alle Istituzioni, alle Organizzazioni Sindacali e di Categoria, alle Forze Politiche, agli Organi di Stampa del territorio ed a chiunque abbia a cuore le sorti dei Cittadini, lesi particolarmente da detta situazione, affinché si rendano interpreti e portavoce delle rimostranze contenute nella presente missiva e della necessità di  revocare e rettificare un atto condito di disuguaglianza sociale e lesivo dei diritti collettivi dei lavoratori in genere, alla luce del fatto che ogni libero cittadino ha tra le sue prerogative, peraltro sancite dal dettato costituzionale, il diritto al lavoro e la possibilità di accedervi con pari requisiti, a prescindere dalla sua dimensione anagrafica o demografica, con l’intento di giocare a pieno le proprie carte per assicurare una sia pur temporanea tranquillità a noi ed ai nostri figli.
Chiudo ringraziando chi ha avuto ed avrà la pazienza di ascoltare il mio sentito ad accorato appello e di divulgarlo e rendersi latore dei contenuti dello stesso presso chi ha emanato le sopracitata disposizioni e presso le Autorità competenti in grado di porre rimedio a quanto posto in essere nello specifico dalla Fiat. Seppur con tanta rabbia e delusione, Saluto cordialmente.
Concetta Totarella 
UNA MAMMA EX LAVORATRICE PRECARIA DESTINATA A RIMANERE PRECARIA