Ecco il testo della lettera.

L’avvicinarsi della data delle elezioni comunali nella Città di Matera e in alcuni Comuni della diocesi ha spinto noi parroci, anche in seguito all’incontro avuto con i Consigli Comunali in occasione della Visita Pastorale, a riflettere sul momento particolare che la Città e le nostre comunità stanno vivendo, tra l’esaltante esperienza della nomina di Matera a Capitale europea della Cultura 2019 e la quotidiana condizione di difficoltà in cui tanti nostri concittadini, soprattutto giovani, donne, famiglie e imprese vivono.
L’osservatorio privilegiato delle parrocchie e della Caritas, ci permettono di toccare con mano il polso di una realtà che insieme con tante risorse e opportunità di sviluppo per la Città e i Comuni interessati: attrazione turistica, proposta culturale, bellezza del territorio, presenta anche molte criticità che vanno dallo stato di semiabbandono delle periferie alla discarica di La Martella, dalla condizione di disagio di molti giovani che non trovano lavoro a famiglie dove sia l’uomo che la donna hanno perduto il lavoro e sono in mobilità, dalla condizione di indigenza di famiglie di persone separate allo stato di solitudine di persone anziane, da un’edilizia selvaggia che non risponde a uno sviluppo armonico della Città, a edifici in stato di abbandono o perché dismessi o perché mai terminati, dallo spopolamento delle aree interne ai disagi dei centri storici.
L’agone politico, sia a livello nazionale che locale, da alcuni anni vede una eccessiva frammentazione dei partiti e la proliferazione di aggregazioni che intendono rispondere alle esigenze del bene comune, non auspichiamo altro che i candidati siano persone preparate e con piena consapevolezza della responsabilità a cui sono chiamate.
La Città in vista dell’appuntamento del 2019, che potrà segnare l’inizio di una svolta culturale e sociale per Matera, per la provincia e per il Sud, ha bisogno oggi più che mai di amministratori competenti e onesti, che guardano al bene comune come a una assoluta priorità. Il bene comune non è la somma del bene dei singoli ma è un bene superiore perché deve offrire a tutti la possibilità di una vita dignitosa, di un lavoro onesto, di possibilità di mettere in atto le potenzialità di ciascuno, delle famiglie e dei gruppi sociali in un rapporto di sussidiarietà.
Prioritario pensiamo debba essere l’impegno a favore della famiglia penalizzata dal fisco e da una mentalità individualistica che rivendica diritti solo per l’individuo e meno per l’istituzione familiare, che ha nella Costituzione italiana un ruolo indispensabile per l’organizzazione sociale. La famiglia è crocevia di risorse e di disagi, ad essa fanno capo i compiti più importanti dalla generazione dei figli alla cura delle persone anziane, dall’educazione primaria all’accompagnamento dei giovani alla laurea, in moltissimi casi si fa carico del mantenimento dei giovani che non trovano lavoro fino all’età adulta. Non può essere lasciata sola nell’affrontare le mille difficoltà della vita soprattutto in una situazione prolungata di crisi e dove vi sono persone segnate dalla malattia e da diversamente abili. Strettamente correlato è il problema del lavoro e della giusta retribuzione.
Sappiamo bene che l’Amministrazione Comunale non è un centro per l’impiego, come non lo sono le parrocchie, ma il Sindaco con la sua giunta non può non ascoltare i bisogni dei cittadini e promuovere uno sviluppo e favorire una migliore organizzazione sociale e una maggiore capacità imprenditoriale anche tra i giovani, semplificando gli adempimenti amministrativi per fare sì che le capacità imprenditoriali non siano smarrite nei meandri delle burocrazie. L’attrattività turistica della Città di Matera potrà offrire anche al territorio opportunità di lavoro, bisognerà vigilare che i turisti trovino adeguata accoglienza, con l’offerta di servizi efficienti e con l’adozione di strumenti di controllo che evitino ingiustificati aumenti dei prezzi.
Altra urgente necessità è costituita dalle politiche sociali. I poveri che aumentano e si moltiplicano per il proliferare di nuove povertà, non sempre trovano risposte adeguate ai loro bisogni da parte delle Amministrazione comunali. Primo fattore di povertà è la mancanza di lavoro che genera altre e più gravi forme di povertà: divisioni familiari, ricorso al gioco d’azzardo, all’alcolismo e alla droga… Non sempre i sussidi della Regione Basilicata sono adatti a dare dignità alle persone bisognose perché spesso hanno forma assistenzialistica; si potrebbero studiare forme di inserimento lavorativo perché il sussidio promuova anche le potenzialità delle persone. La presenza di immigrati, in molti casi ben integrati nella comunità, costituisce ancora per molti un problema che può e deve essere affrontato nel segno della solidarietà e dell’inclusione; per questo tanto fanno la Caritas e le parrocchie con alcuni centri di prima accoglienza, con la mensa “don Giovanni Mele”, il progetto SPRAR, tanto di più si potrebbe fare attraverso una maggiore collaborazione con l’Istituzione comunale.
Non entriamo in merito a tante altre questioni che richiederebbero un specifica competenza: edilizia, politiche della casa, piano regolatore, sviluppo urbanistico, su questi argomenti, a volte divisivi, occorre che il metodo con cui si affrontano sia improntato ad un dialogo autentico, orientato efficacemente a sanare le radici profonde dei mali della nostra società. Solo questo dialogo – unito al rispetto delle regole, alla serietà e alla competenza nell’affrontare i problemi – potrà lenire le ferite di quel rapporto tra cittadini e politica che tanto più ci preoccupa, quanto più è alto nei nostri cuori il senso altissimo del compito, della vocazione della politica come forma preziosa di carità per il bene comune. Sentiamo, però, di dover fare un forte appello a tutti i Candidati Sindaci e Consiglieri Comunali perché non si dimentichino le radici cristiane della cultura delle nostre popolazioni. “La Città nella visione cristiana è pensata a partire dalla verità dell’uomo e dell’ordine interiore del suo essere. Ordine interiore che in una visione laica può essere chiamato ordine morale, quale fine di tutte le cose umane, la cui distruzione comporterebbe un degrado umano che minerebbe il tessuto sociale e civile della nostra Città”.
Su queste riflessioni siamo disponibili a un confronto e a un dialogo costante con coloro che saranno scelti dal popolo a governare le nostre Città. I vostri parroci

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