Le politiche future per la disabilità | Appello della Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap)

Bandire la segregazione, combattere l’abbandono, dare concretezza all’uguaglianza delle opportunità e all’inclusione sociale

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Giovedì 4 agosto 2022 – Sulla disabilità c’è ancora molto da fare. Non sempre chi è coinvolto vede rispettare i propri diritti. Si registra sempre più spesso un ritardo della politica nel dare risposte.
La Fish, Federazione Italiana Superamento Handicap), ha inteso rivolgere un appello alla politica, alla vigilia delle elezioni affinchè si possa intervenire in maniera più organica, con tempestività e con progetti mirati affinchè il “superamento” dell’handicap avvenga concretamente. E a tutti i livelli.

Di seguito il documento-appello della Fish.

Le basi per il rilancio dei diritti

Esiste già e per tutti un riferimento ideale, etico e politico nell’impianto valoriale della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, già ratificata dal nostro Paese con la legge 18/2009. Sono vigenti anche indicazioni operative e condivise per rendere concreti i principi e i valori della Convenzione ONU: la Legge 227 del 2021, Legge delega sulla disabilità e il Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, adottato con Decreto del Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 dicembre 2017 (n. 289) .

Ma nonostante questi strumenti normativi e gli impegni politici susseguiti, nonostante alcune buone norme e altrettanti pronunciamenti della Corte Costituzionale, le persone con disabilità continuano a incontrare ostacoli nella loro partecipazione nella società e a subire violazioni dei loro diritti umani in ogni parte d’Italia e in diversi momenti della loro vita.

Per queste ragioni il movimento delle persone con disabilità e dei loro familiari, chiede con determinazione un impegno non episodico nella direzione delle politiche e dei servizi inclusivi che vadano a bandire la segregazione, combattere l’abbandono, dare concretezza all’uguaglianza delle opportunità e all’inclusione sociale.

Il dilagare del virus Covid-19 nel nostro Paese e a livello mondiale, oltre che mettere a dura prova tutto il sistema Italia ed in particolare il nostro Sistema Sanitario Nazionale ed il nostro Sistema di Protezione Sociale, ha fatto precipitare moltissime persone in uno stato di forte preoccupazione, resa ancor più grave dall’incertezza del prossimo futuro, di quelli che saranno i tempi necessari al superamento della crisi e delle conseguenze che questa avrà sulle nostre vite e sulle nostre relazioni sociali.
Queste preoccupazioni con le difficoltà connesse sono ancora più forti tra le migliaia di persone con disabilità del nostro Paese, le cui condizioni di vita sono già ampiamente determinate da livelli di protezione e inclusione sociale che sappiamo essere non propriamente e adeguatamente compiuti. Non possiamo nascondere che l’impatto della pandemia sulle nostre comunità ci obbligherà a ripensare molte cose nella nostra vita e a rimodulare alcune priorità in una direzione che preveda innanzitutto la garanzia di una maggiore tutela della salute e della sicurezza dei cittadini tutti, ma ancor di più di coloro che sono più vulnerabili ed esposti ai rischi connessi alla condizione di salute e tra questi vi sono le tante persone con disabilità. Mai come adesso è richiesta la massima attenzione e il massimo impegno per fare in modo che continuino ad essere assicurati tutti i servizi essenziali e tutelati gli spazi vitali e le libertà fondamentali delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Su queste valutazioni, il presente documento ha il compito di proporre alle forze politiche misure necessarie per stimolare l’azione coordinata e sinergica per una ripresa graduale dei servizi nei diversi settori delle attività sociali, economiche e produttive, anche attraverso l’individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali che abbiamo come fine principale la ripresa ed il rilancio del nostro Paese e la tutela dei diritti.

Non solo a parole, ma con i fatti e l’impegno di tutti, il rilancio sarà per tutti!

Le premesse

Considerare la promozione dei diritti umani delle persone con disabilità in tutte le politiche, i programmi, i servizi non solo quelli di diretto interesse della disabilità.

Adottare tutte le misure appropriate, compresa la congruente normazione, per modificare o abrogare qualsiasi legge, regolamento, uso o prassi che costituiscano discriminazione nei confronti di persone con disabilità.

Riconoscere i preziosi contributi, esistenti e potenziali, delle persone con disabilità in favore del benessere generale e della diversità delle loro comunità, e del fatto che la promozione del pieno godimento dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della piena partecipazione nella società da parte di tutti accresce il senso di appartenenza ed genera significativi progressi nello sviluppo umano, sociale ed economico della società e nello sradicamento delle povertà.

Promuovere le capabilities (citando il Premio Nobel per l’economia, Amartya Sen) delle persone con disabilità, scommettendo quindi sulle capacità e non sui limiti e superando lo stigma che considera le persone con disabilità cittadini malati o gravami improduttivi.

Considerare la prospettiva di genere nella predisposizione di politiche e servizi affinché le donne e le ragazze con disabilità non subiscano discriminazione multipla.

Le proposte generali

Le proposte qui riportate rispondono alla richiesta di “cittadinanza piena e integrale” delle Persone con disabilità e delle loro famiglie, ed offrono suggerimenti e indicazioni per ripensare, in questa delicatissima fase del nostro Paese, complessivamente una società più giusta, coesa e rispettosa delle tante diversità.

Tutto questo comporta un sostanziale riforma dell’attuale sistema di welfare, basato principalmente sul sistema di protezione, deve essere profondamente modificato in favore di un nuovo modello basato sui diritti umani, civili e sociali attraverso:

  • un forte ancoraggio ai paradigmi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ed il richiamo concreto ai dettati del Secondo Programma biennale del Governo sulla Disabilità;
  • la piena ed effettiva attuazione dei decreti applicativi della Legge 227 del 2021 – Legge delega sulla disabilità;
  • la ridefinizione dei rapporti Stato-Regioni-Autonomie Locali, stabilendo compiti, livelli di governo e responsabilità;
  • la valorizzazione e il sostegno del ruolo delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità nei programmi e processi di monitoraggio, valutazione, elaborazione delle politiche e degli interventi, attuazione e verifica degli obiettivi e dei risultati;
  • la definizione di piani nazionali per avviare processi di deistituzionalizzazione e di contrasto ad ogni forma di segregazione con sostegni alla vita autonoma, indipendente e alla domiciliarità. Sostegni necessari per garantire la scelta di dove, come e con chi vivere, anche in modo supportato, “durante e dopo di noi”.
  • il contrasto ad ogni forma di discriminazione e di diseguaglianza aggiuntive e tra queste quella di genere e di età, incentivando l’adozione della prospettiva della disabilità nei servizi di prevenzione o di protezione dalla violenza di genere.
  • il coordinamento tra le politiche sanitarie, socio-sanitarie e sociali;
  • il riordino complessivo delle provvidenze economiche con relativo innalzamento e adeguamento delle pensioni di invalidità;
  • il riordino delle normative esistenti che renda pienamente esigibili i discendenti diritti;
  • una adeguata allocazione di risorse con previsione di indicatori di efficacia e di impatto dei vari interventi sulla vita concreta delle persone beneficiarie;
  • il riconoscimento del ruolo di cura dei caregiver familiari attraverso adeguati sostegni sia di natura economica che previdenziale nell’ambito di una rete integrata di servizi.
  • il riconoscimento di un ruolo centrale delle persone con disabilità nei programmi di abilitazione e riabilitazione affinché esse stesse siano protagoniste di rafforzamento delle attitudini e potenzialità individuali. Adottare provvedimenti di normazione primaria per applicare la legge sull’autismo e prevedere analoghi percorsi per altre condizioni di disabilità che abbiano necessità di sostegni intensivi, pluriminorazioni o necessità complesse. Considerare la prospettiva delle donne e delle ragazze con disabilità nei servizi sanitari (informazione, prevenzione diagnosi, cura) di ostetricia, ginecologia e per la salute riproduttiva; analogamente considerare la prospettiva di genere anche i tutti i servizi sanitari o socio-sanitari che afferiscono alle disabilità.

  • La rivisitazione e l’aggiornamento dei LEA – Livelli Essenziali di Assistenza Sanitari (ivi compresa la semplificazione dei sistemi di approvvigionamento e fornitura ai beneficiari di protesi, ortesi ed ausili garantendone il massimo livello di qualità) assicurando progetti di riabilitazione individualizzati, una efficace ed effettiva integrazione socio-sanitaria, la continuità di assistenza tra ospedale e territorio;
  • la definizione e l’adozione dei LEPS (Livelli Essenziali di Prestazione Sociali) sociali, anche tramite la ricomposizione complessiva della spesa occorrente in capo ad un capiente Fondo Nazionale, tale da rispondere al fabbisogno della generalità delle persone con disabilità e non autosufficienti in linea con quanto previsto dalla Legge delega 227 del 2021 e relativi Decreti attuativi;
  • la definizione di Piani Nazionali per strutturare progetti di vita personalizzati;
  • la definizione di percorsi di concreta inclusione nel mondo del lavoro completando le riforme e interventi previsti dal Programma Governativo per l’attuazione dei diritti delle persone con disabilità e prorogando, consolidando e strutturando gli istituti, le misure e le soluzioni sperimentate durante il periodo emergenziale atte a garantire l’effettività nell’accesso e mantenimento dell’occupazione;
  • la garanzia del pieno godimento del diritto ai percorsi di inclusione scolastica, incentivando e rafforzando la capacità della scuola di includere anche gli alunni con disabilità anche grave che necessitano di percorsi di qualità con maggiori sostegni, di carattere organizzativo, tecnico/didattico ed educativo; bandire le “classi pollaio” ma prima ancora le segreganti “aule di sostegno”, novelle forme delle classi e scuole differenziali. Incentivare ed assicurare una maggiore qualificazione del personale coinvolto, a partire dai dirigenti scolastici, fino a tutti i docenti curricolari per evitare che il ruolo di sostegno sia solo una modalità di accesso senza concorso al mondo della scuola. Ancora, puntare alla costituzione di classi di concorso ad hoc per gli insegnanti di sostegno che incentivino coloro che scelgono di lavorare con gli alunni con disabilità e premino la loro propensione per la didattica speciale con relativa formazione; prevedere un adeguato stanziamento per gli assistenti educativi ed alla comunicazione, per il trasporto scolastico ed una più equa ripartizione delle risorse tra le regioni. La previsione in uno dei decreti applicativi della l.n. 79/22 di un congruo numero di CFU sulla formazione iniziale dei docenti di scuola secondaria sulla pedagogia e didattica speciale; l’attuazione di tutte le norme previste dal dlgs n. 66/17, a partire dal decreto n 182/2021, oggetto di una sentenza del Consiglio di Stato ancora non attuata;
  • la garanzia all’accesso alle cure e alla salute in condizione di sicurezza ed agibilità anche rispetto alle diverse disabilità;
  • la garanzia dell’esigibilità del Diritto alla mobilità. Le norme nazionali e le direttive dell’Unione Europea hanno delineato teoricamente la piena accessibilità, nel senso ampio e globale del termine. Ora è necessario integrare anche i rinnovati principi di diritto internazionale (CRPD) attraverso il coordinamento della normativa esistente nella direzione della non discriminazione e dell’universal design, e la costruzione di un piano nazionale (in analogia al piano sulle ciclabilità) che promuova, rafforzi e renda effettivi quelli territoriali con adeguati e progressivi stanziamenti che migliorino la qualità dell’abitare e qualifichino lo spazio costruito di destinazione pubblica. Va implementata da la Disability Card europea per garantire l’accesso agevolato a musei, cinema, teatri, trasporti, nonché il turismo per tutti. Va sicuramente promossa l’accessibilità ai beni culturali così come va resa obbligatoria l’accessibilità dei veicoli, dei natanti e dei sistemi di trasporto urbano e suburbano, taxi inclusi, anche in linea con i regolamenti europei, a partire da un rigoroso controllo delle gare di acquisto in linea con il Codice appalti e in collaborazione con l’Autorità di regolazione dei trasporti.
  • la garanzia del diritto all’accessibilità anche delle ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione). Lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie (web, app, sistemi di commercio elettronico, accesso a servizi, ATM bancari, dispositivi elettronici domestici) devono rappresentare una nuova opportunità e non un ulteriore ambito di esclusione per le persone con disabilità e in particolare per quelle con limitazioni sensoriali o con difficoltà cognitive. Garantire un migliore accesso all’informazione (in ispecie di rilevanza pubblica) per le persone con disabilità, vincolando maggiormente su tali aspetti il Contratto Rai (audiodescrizioni, sottotitolazioni, accesso alternativo), incentivando e controllando gli standard di accessibilità del web anche vincolando l’erogazione di contributi pubblici all’editoria. Garantire l’accessibilità all’informazione anche alle persone con disabilità intellettive e disturbi del neuro-sviluppo attraverso il linguaggio facile da leggere e da capire, a partire dall’accessibilità ai programmi elettorali, così come già avviene in diverse parti d’Europa. Garantendo anche l’incontro e l’ascolto delle stesse e dei loro facilitatori, nel corso dei confronti ed incontri elettorali;
  • la garanzia e l’adeguata protezione delle persone con disabilità nelle catastrofi naturali e pandemiche attraverso l’emanazione di un piano ad hoc nei progetti della Protezione Civile, garantendo l’accessibilità ai servizi e alle indicazioni di emergenza in caso di pericolo o di catastrofi, etc. anche alle persone con disabilità intellettive e disturbi del neuro-sviluppo attraverso il linguaggio facile da leggere e da capire, nonché alle persone con menomazioni sensoriali tramite soluzioni alternative.
  • la garanzia e la promozione della cooperazione internazionale fondata sull’inclusione sociale delle persone con disabilità al fine di disseminare il nuovo paradigma sulla disabilità oltre i confini dell’Italia e dell’Unione.
  • la garanzia di rafforzare il ruolo e le competenze dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione di vita delle Persone con Disabilità – istituito dalla legge 18/2009 – e del suo Comitato Tecnico Scientifico.
  • la garanzia, in un’ottica di governance e di mainstreaming, di partecipazione politica e civile attraverso il riconoscimento del ruolo della rappresentanza delle persone con disabilità e dei loro familiari rafforzandone la partecipazione ad ogni livello istituzionale nell’ottica dell’amministrazione condivisa poiché la partecipazione è bene comune oltre che libertà. A tal fine ripristinare la parte di sostegno alla struttura delle associazioni prevista dalla legge 438/98 ed abrogata con il decreto legislativo 117/2017 (Terzo Settore).