La curva Ovest del Viviani è un po’ meno "maschia" e si tinge di rosa

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Di Nino Lamattina

La curva Ovest dello stadio Viviani è un po’ meno ‘maschia’ e si tinge di rosa. Donne nel pallone, che amano il calcio con la stessa intensità e la stessa febbrile passione degli uomini. Compare e campeggia sugli spalti della Curva lo striscione “Tipe da curva Ovest”, donne che hanno iniziato a frequentare il Viviani tanti anni fa e tutte per motivi differenti, chi aveva calciatori in famiglia, chi per compagnia del fratello, chi con amici e chi per motivi sentimentali accompagnava il proprio ragazzo.

Oggi sono mamme, donne mature che accompagnano i figli, e ci sono altre ragazze che si sono unite al gruppo, tutte innamorate del POTENZA, – “un ‘vero e proprio colpo di fulmine” – dicono in coro. Poi in curva nascono amicizie, rapporti, fratellanze e, nel loro caso, anche ‘sorellanze’, che vanno oltre i confini dell’età anagrafica e del ruolo sociale di ognuna di loro. Non si definiscono ultras nel senso stretto del termine ma per loro valgono alcuni dei principi cardine dei gruppi organizzati, e ci dicono – “La nostra realtà è fatta di amicizie vere e sincere, rispetto, aggregazione, identità, orgoglio ed onore, solidarietà, colore e tanta goliardia”. Ed il loro nome è frutto proprio di goliardia, scherzando fra amici – “non abbiamo mai fatto parte di un gruppo ultras, ma da sempre tifiamo per il POTENZA ed amiamo POTENZA” – dice una di loro. Vogliono andare oltre, senza stereotipi, per loro il giorno della partita non esiste lo shopping o la passeggiata in centro, esiste solo il Viviani, il Potenza, i cori e gli striscioni. Sono donne e vogliono sottolinearlo – “non ci sono differenze fra uomini e donne quando si parla di passione sportiva. Il calcio è manifestazione d’amore e, a differenza di altri amori, non passa mai, qualsiasi cosa accada e non ci abbattiamo mai di fronte a critiche o giudizi”. Le donne sono componente importante in questo sport: ci sono club organizzati in ‘rosa’, ci sono donne che hanno fatto del calcio un lavoro e ci sono anche donne che ancora non possono esprimersi come vorrebbero, come accade in Iran, o casi in cui c’è addirittura divieto di tifare come in Qatar, dove sono ammesse, all’interno degli stadi, solo le donne straniere. Tante discriminazioni da condannare. Il loro striscione e le loro sciarpe rossoblù raccontano tutto questo.