Sono preoccupanti le statistiche sul fenomeno del cyberbullismo pubblicate in occasione del Safer Internet Day, la giornata mondiale per la Sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea, che si celebra domani.

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Ne fa riferimento l’Ufficio Stampa dell’Azienda Sanitaria di Potenza, azienda che da oltre un anno ha attivato un ambulatorio per le malattie da internet e che ha dato il patrocinio al convegno su “Bullismo e cyberbullismo: parliamone insieme”, organizzato per domani pomeriggio, martedì 7 febbraio, a Muro Lucano dall’Istituto Comprensivo “J. Stella” di Muro Lucano, in collaborazione con l’Associazione “Il cielo nella stanza”.

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Cosa ci dicono le statistiche?

Le statistiche riportano  che quattro minori su dieci sono stati testimoni  di atti di bullismo online verso coetanei a causa dell’aspetto fisico (67%),  orientamento sessuale (56%), essere stranieri (42%).
Il cyberbullismo è percepito come il fenomeno sociale più pericoloso del nostro tempo dal 72% dei giovanissimi (dati Save the Children, febbraio 2013). Dalle ricerche emerge che il 40% degli intervistati dichiara di trascorrere on line più di 5 ore al giorno.
WhatsApp si conferma il gigante degli scambi social fra gli adolescenti (80,7%), seguito da Facebook (76,8%) e Instagram (62,1%).
Per quanto riguarda il controllo della veridicità delle notizie on line, il 14% degli intervistati dichiara di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa, un comportamento – mette in evidenza la ricerca – che rende i ragazzi «facilmente preda di titoli sensazionalistici e bufale che possono fomentare reazioni poco ragionate e forse guidate da sentimenti di rabbia e di odio».
Altro dato da evidenziare è l’11% di ragazze e ragazzi che dichiara di approvare insulti rivolti a personaggi famosi in virtù di una generica «libertà di esprimere ciò che si pensa». Tant’è vero che al 13% degli intervistati è capitato di insultare un personaggio famoso on line. Frequenti pure i commenti pesanti rivolti ai coetanei, dove si conferma l’effetto di disinibizione dello «schermo»: i ragazzi finiscono per lasciarsi andare, protetti dal filtro del telefonino, e si comportano in maniera molto più disinibita rispetto a quello che farebbero se fossero di fronte all’altra persona.

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“Sono dati preoccupanti – sostiene in una nota l’Associazione “Il cielo nella stanza” – che confermano quanto il fenomeno sia in crescita – anche in Basilicata – e quanto necessario sia fare rete per aiutare i giovani ad evitare che una grande potenzialità, qual’è internet, diventi strumento, a volte inconsapevole, per colpire l’altro”.
Il non rendersi contro dei rischi – sostengono gli esperti dell’Associazione “Il cielo nella stanza” – è un atteggiamento purtroppo ricorrente non solo tra i giovani ma soprattutto tra i genitori. Questo è l’aspetto più preoccupante: il ritenere tutto ovvio, normale, scontato non consente di prendere coscienza dell’esigenza di prevenire e si lascia correre.

L’ambulatorio per le malattie da internet che l’Azienda Sanitaria di Potenza, ha istituito è un utile punto di riferimento per gestire situazioni problematiche laddove i primi sintomi dovessero essere individuati dagli psicologi, dai sociologi, dagli avvocati dell’Associazione “Il cielo nella stanza”, nell’ambito di un protocollo sottoscritto proprio a questo scopo con l’Asp.

L’attività dell’ambulatorio – come precisato nel comunicato stampa dell’Asp –  è finalizzata al riconoscimento precoce e al trattamento della sofferenza psicologica della vittima ma anche del bullo, all’azione preventiva  su tutto il territorio aziendale. Il minore è sostenuto  attraverso percorsi individuali e di gruppo; analoghi percorsi vengono previsti per i genitori.

Un agente della polizia postale mentre controlla la rete,Polizia postale e cyber bullismo Brescia 17 settembre 2013 ph. andrea campanelli fotogramma/brescia - Un agente della polizia postale mentre controlla la rete,Polizia postale e cyber bullismo Brescia 17 settembre 2013 ph. andrea campanelli fotogramma/brescia - fotografo: andrea campanelli

Fare rete, dunque. Farla anche con chi è preposto al controllo e ad individuare quanti, utilizzando la rete, perseguono finalità illecite. Un ruolo importante svolge la Polizia Postale e delle Comunicazioni, che nell’ambito delle iniziative promosse per celebrare il Safer Internet Day 2017 in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha organizzato workshop sul tema del cyberbullismo negli Istituti scolastici. Un’edizione speciale di “Una vita da social” che prevede workshop in contemporanea il 7 febbraio presso le scuole di 100 capoluoghi di provincia italiani.
Lo slogan “Sii il cambiamento, uniti per un internet migliore”. L’obiettivo delle attività di formazione è insegnare ai ragazzi a sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi al cyberbullismo, alla violazione della privacy altrui e propria, al caricamento di contenuti inappropriati, alla violazione del copyright e all’adozione di comportamenti scorretti o pericolosi per sé o per gli altri.

Nell’ambito dell’attività di sensibilizzazione che dall’inizio dell’anno scolastico ha consentito alla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Basilicata di incontrare oltre 500 alunni, 145 insegnanti e 165 genitori, Domani 7 febbraio 2017, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, la Polizia Postale del Compartimento della Basilicata incontrerà gli studenti dell’Istituto Comprensivo “G.Leopardi” di Potenza.
L’attività continuerà  che continuerà allo scopo di tenere almeno un incontro in ogni istituto di scuola secondaria di 1° grado.

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Sulle finalità del Safer Internet Day 2017 si sofferma il una nota la presidente Comitato regionale per le Comunicazioni della Basilicata, Giuditta Lamorte, che fa riferimento, fra l’altro al il disegno di legge di contrasto al fenomeno del cyberbullismo, approvato dal Senato.
Prevede misure di prevenzione e di educazione nelle scuole, sia per le vittime, che per i ‘bulli’. Tra le novità: la definizione del fenomeno e la possibilità, per il minore – anche senza che il genitore lo sappia – di chiedere direttamente (esercizio del diritto all’oblio) al gestore del sito l’oscuramento o la rimozione della “cyber aggressione” e nel caso in cui il gestore ignori l’allarme, la vittima, questa volta con i genitori, potrà rivolgersi al Garante per la Privacy che, entro 48 ore, dovrà intervenire.
Il disegno di legge – ricorda ancora Lamorte – – prevede, altresì, l’istituzione di un Tavolo tecnico interministeriale presso la Presidenza del Consiglio con il compito di coordinare i vari interventi e di mettere a punto un Piano integrato contro il bullismo via web”.