Il Centro Antiviolenza e Casa Rifugio di Palazzo San Gervasio dopo quattro anni è ancora un cantiere

La denuncia di Pietro Simonetti

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Venerdì 2 settembre 2022 – il Centro Antiviolenza e Casa Rifugio di Palazzo San Gervasio, dopo quattro anni è ancora un cantiere. Finanziati i lavori nel settembre del 2018, con il  PON Legalita’ con 1 milione di euro, doveva essere realizzato entro 26 mesi.  

A denunciarlo è Pietro Simonetti, il quale ricorda che “il centro è uno degli interventi importanti della rete di strutture volute dalla UE per combattere  lo sfruttamento lavorativo, di genere ed assicurare protezione alle donne a partire dalle lavoratrici sfruttate anche dai caporali e dai trafficanti di risorse umane.

Quattro anni afferma Simonetti – sono tanti per la realizzazione di una struttura che risulta importante non per l’area del Melfese/Bradano dove la UE e la Regione Basilicata dal 2016 hanno programmato interventi per oltre 12 milioni  di euro per Centri di accoglienza stagionali nell’ex sito del “ghetto “di Boreano, a Gaudiano di Lavello e per il riutilizzo dell’ex Tabacchificio di Palazzo non ristrutturato completamente per l’opposizione della amministrazione comunale all’utilizzo di 4 milioni di euro sempre della UE.
Attualmente il Centro, per la campagna del pomodoro, ospita oltre 300 persone.

Per evitare che lo stabile ristrutturato del sito confiscato rimanga inutilizzato  per altri mesi oppure anni, – propone Simonetti – sarebbe opportuno che il Prefetto di Potenza, come ha fatto spesso per il Centro stagionali, convochi un incontro con le parti interessate per definire un crono programma credibile per programmare  l’uso della struttura e la individuazione delle risorse per la gestione e la conseguente gara per scegliere il gestore e per l’acquisto delle attrezzature per la parte relativa alla casa rifugio.

Si tratta di un intervento urgente visto che  il Centro legalità di Matera Sassi, finanziato dalla stessa UE  è operativo.


Identica attenzione andrebbe riservata al sito di Potenza destinata a casa alloggio e non ancora riutilizzata.

Notiamo che – prosegue Simonetti – si allarga il richiamo all’agire, con  l’aumento delle  violenze e delle tratte, assolutamente non affrontabili con numeri verdi telefonici e  casuali attivita’ di strada.

Per garantire la tutela delle persone, a partire dalle donne, contro le violenze  e lo sfruttamento occorre garantire l’attuazione dei progetti finanziati e le misure programmate che devono vedere nel protagonismo   dello Stato.

Non sembra così per la Regione Basilicata che – denuncia ancora Simonetti – ultimamente ha rinunciato alla predisposizione di un progetto  contro la “tratta “di oltre 400.000 euro, a differenza delle altre regioni, per affidarsi a privati.

Per la lotta alle violenze, alla tratta, allo sfruttamento lavorativo c’e’ bisogno di cose concrete, come hanno da tempo chiesto le parti sociali e gli organismi di Pari Opportunita’ e di tutela regionali e nazionali.

Si tratta di completare il sito di Palazzo prima che i ladri di rame entrino in azione per fare bottino.

Lo stesso vale per il Centro della Pace di Scanzano, completato per il 75%,in attesa dell’adozione della delibera  Bardi che prevede l’utilizzo di 2 milioni della UE.”