Tiziana, 31 anni, una vita spezzata per quel gioco assurdo, disumano, di utilizzare internet, i social, facebook per offendere. Lo si fa senza rendersi conto del male che si fa, al punto tale che anche dopo la morte di questa sfortunata ragazza si è continuato ad offenderla. Ad offenderne la memoria.
Questa è la cronaca. Come la cronaca è la storia della minorenne violentata mentre la sua amica (termine quanto mani fuori luogo in questo caso) filmava e poi metteva in rete il video.
Ma non possiamo attendere che sia la cronaca a riproporci, con tutta la loro gravità, casi di bullismo e cyberbullismo. Sono problemi drammaticamente attuali che vanno monitorati e che impongono una costante, non occasionale, azione di prevenzione e sensibilizzazione.
Come Associazione Il Cielo nella stanza, sorta tre anni fa proprio allo scopo di svolgere questo compito, ne siamo profondamente convinti. Lo siamo perché l’esperienza consolidata, i contatti avuti con numerosi studenti, ci hanno fatto comprendere che non sono sufficientemente consapevoli delle conseguenze di un uso distorto, offensivo di internet. Non lo sono neanche tanti genitori che ritengono non necessario affrontare il problema.
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Come associazione, continueremo la nostra attività di prevenzione e sensibilizzazione con il contributo dei nostri esperti (tutti volontari), mettendoci a servizio di chiunque dovesse averne bisogno. Lo vogliamo fare, come nel passato, in collaborazione con gli altri enti, istituzioni, che sono impegnati nell’educare alle buone prassi i giovani.
Buone prassi significa educare al rispetto della persona, a divenire protagonista di una società migliore, a saper utilizzare con sensibilità ed intelligenza quel grosso potenziale che è internet, che non va demonizzato.
Buone prassi significa evitare che non ci sia un’altra Tiziana costretta a togliersi la vita ad appena 31 anni perché vittima di bullismo.
Non ci deve consolare che la magistratura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. E’ un atto dovuto. Se dovessero scoprire il responsabile di questa triste vicenda, non corriamo il rischio di archiviarla, ritenendoci soddisfatti che giustizia è stata fatta.
Troppe volte abbiamo archiviato casi del genere per non assumerci le proprie responsabilità di genitore, educatore, insegnate, responsabile di società sportive. Evitiamo che questo accada di nuovo.
Nino Cutro
Presidente “Il cielo nella stanza”

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