“Il food è oggi il perno di nuove potenzialità di sviluppo sostenibile e fortemente centrate sui territori ed è una occasione tutta da costruire, come già alcuni territori hanno dimostrato di saper fare con successo”. E’ il commento del presidente di Federalberghi-Confcommercio Michele Tropiano alla ricerca del Censis “Il futuro dei territori. Idee per un nuovo manifesto per lo sviluppo locale” presentata ieri a Roma con risultati sorprendenti. Intanto piccolo boom di nuovi occupati nei servizi di alloggio e ristorazione: +5,4% nel primo semestre 2015 rispetto al 2013 (+7,4% al Sud). Irrefrenabile il turismo: oltre 2 milioni di visitatori in più nei primi cinque mesi dell’anno rispetto al 2013.
Michele Tropiano
“La radice dell’alimentare – sottolinea Tropiano – è nel trend globale della domanda di tracciabilità, quel desiderio globale di prodotti con una biografia precisa e radici piantate in luoghi ben definiti. E il cibo italiano è stato capace di andare oltre la frammentazione in una proliferazione di localismi e relativi marchi, riuscendo a disegnare una cornice culturale e commerciale chiaramente riconoscibile che costituisce un punto di riferimento per i cittadini del mondo: si vende italiano, made in Italy, e i prodotti locali non sono altro che articolazioni specifiche di un modo, uno stile di produrre e consumare cibo che viene percepito come tipicamente italiano”.
Un modello che rinvia a un rapporto sostenibile con il territorio ed alla buona relazionalità interna alla comunità che su esso risiedono, a stili di vita improntati a una certa sobrietà e ad una decisa capacità di adattamento.
Expo2015 ha dato visibilità a nuovi percorsi di sviluppo locale dove dal food si diparte una pluralità di filiere possibili di occupazione e creazione di reddito; non più, quindi, agricoltura come settore residuale e chiuso in sé, ma piuttosto come attività generatrice di una multifunzionalità del territorio che coniuga prodotto tipico, patrimoni paesaggistici, culturali, eventi di valorizzazione di risorse locali, animazione.
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Il territorio diventa contenitore di risorse da mettere in valore, facendole dialogare, adattandole al fine di mettere a punto un bouquet di offerta in grado di intercettare una nuova domanda turistico-culturale evoluta.
L’offerta esce quindi dalla serialità e dalla monocultura e diventa capacità di inventare soluzioni operative originali, attrattive, da mettere all’attenzione dei soggetti che domandano un’esperienza locale memorabile.
Il nuovo sviluppo quindi vive di questa tensione creativa, di originalità, di capacità di sottolineare la singolarità del proprio territorio come unicum che nasce dal mix originale di risorse e del loro utilizzo.
“Il patrimonio enogastromico – evidenzia Tropiano – ha quindi assunto una nuova centralità anche nella narrazione dei territori, nel modo in cui i residenti si rapportano con esso, si legano ad esso, anche sotto il profilo simbolico”.
Da dove ripartire allora? Dai nostri punti di eccellenza, osserva il Censis. Nella classifica dei primi 30 sistemi locali per  tasso di occupazione, quasi la metà hanno una specializzazione produttiva legata al turismo: da Bressanone a Vipiteno e Ortisei, in  provincia di Bolzano, a Bormio, in provincia di Sondrio. E cinque sono a  vocazione agroalimentare: da Brunico ed Egna, a Bolzano, a Borgo San  Lorenzo (Firenze) e Alba (Cuneo).
Sono esperienze da cui si può e si  deve ripartire per rifare sviluppo. Indicano che la filiera del cibo – dalla produzione alla distribuzione, al consumo – è un formidabile  moltiplicatore di opportunità per i territori.
Nel complesso vincono, sul piano economico, i territori che si rendono riconoscibili e incarnano la “good reputation” del made in Italy,  intercettando la domanda globale di tracciabilità e autenticità.
Solo così – come sostiene il Censis – si può contrastare il rischio di una secessione di fatto del Mezzogiorno. Creare  occupazione nel binomio turismo-alimentare e puntare sullo sviluppo dei territori la ricetta per  battere la crisi.