Lo hanno ribadito stamane, domenica 7 giugno 2015, i partecipanti alla manifestazione di No-Triv di Potenza e Brindisi che hanno organizzato, nella zona interessata, una manifestazione alla quale hanno aderito circa 40 associazioni alcune delle quali provenienti anche da altre regioni.
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Il timore deriva dal fatto che il pozzo avrebbe, secondo la società petrolifera inglese Rockhopper, una potenzialità di 200 milioni di barili l’anno. Sarebbe uno dei pià grossi d’Italia. Sospeso perché incidentato – così risulta dai dati ministeriali sebbene la società petrolifera l’abbia smentito – il pozzo potrebbe essere riattivato, dopo una nuova fase di ricerca.
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Per consentirla, l’Autorità di Bacino Interregionale ha dato alla Rockopper l’autorizzazione di fare interveventi di ripristino geologico del sito per renderlo idoneo appunto all’attività estrattiva che dovrebbe iniziare nel 2016.
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Il pozzo, come dicevamo, dista pochi chilometri da Potenza. E già questo allarma gli ambientalisti che temono un altro rischio. Infatti, semmai ne dovesse essere confermata la potenzialità, la produzione del greggio comporterebbe inevitabilmente la realizzazione di un centro oli nelle vicinanze. Sarebbe impensabile, infatti, che per la viabilità della zona il trasporto del greggio possa avvenire con autobotti.
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Tutto questo denunciano le associazioni no triv, che con la manifetazione hanno chiesto che non continui più quello che definiscono “lo scempio ambientale, sanitario, economico e sociale in una regione già fortemente compromessa”.
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