Il confronto Regione Basilicata-Eni si sposta ora nelle aule dei tribunali amministrativi: il Tar di Basilicata ha accolto la richiesta di sospensiva presentata dalla multinazionale in merito alle due diffide con le quali la Regione Basilicata imponeva all’Eni di utilizzare per la sua attività di stoccaggio nel Centro Oli di Viggiano solo il serbatoio dotato di doppio fondo e non quelli che ne sono sprovvisti per evitare il rischio, come accaduto, che idrocarburi potessero nuovamente sversarsi, inquinando terreno e condotte.

Pozzetto dal quale è fuoriuscito greggio
Pozzetto dal quale è fuoriuscito greggio

L’Eni aveva presentato ricorso nei confronti della Regione chiedendo ai giudici amministrativi l’annullamento delle diffide, ritenendo, è questa la tesi sostenuta, che l’utilizzo di un solo serbatoio – quello dotato di doppio fondo  –   farebbe venir meno le condizioni di sicurezza e di funzionalità indispensabili per una corretta gestione delle operazioni.
Questo avrebbe comportato l’immediato fermo dell’intera attività del centro olio, in quanto per il corretto funzionamento del Cova, è necessario l’utilizzo di almeno due serbatoi.
A riguardo, l’Eni precisa che dopo la messa fuori esercizio di quello dal quale si è verificato lo sversamento, esistono le condizioni di sicurezza e di cautela, in quanto degli altri due serbatoi uno è dotato di doppio fondo e dell’altro è stata accertata la tenuta con sofisticate tecnologie di indagine. Inoltre, – precisa ancora l’Eni – sono eseguiti in continuo sondaggi e attività di monitoraggio che non hanno rilevato alcuna anomalia.

Il Tar entrerà nel merito del provvedimento adottato il 5 aprile prossimo. Solo dopo questa data, la Regione valuterà l’eventuale ricorso al Consiglio di Stato.