Un’inchiesta di Caterina Dall’Olio di TV200 al quale vi rimandiamo https://youtu.be/IZqpt369D-Uri  accende i riflettori su quella che è una vera e propria bomba ecologica: la ex Materit, azienda che tra gli anni 70 e 80 ha prodotto  manufatti in amianto.
I residui di questa produzione da anni sono stoccati in centinaia di sacchi all’interno del  vecchio stabilimento in attesa della bonifica. Alcuni sono rotti e la pericolosa polvere si disperde nell’aria.
Nell’area circostante il vecchio stabilimento c’è chi pascola le pecore con il rischio di moltiplicare i rischi per la salute.
Maurizio Bolognetti
Già nel 2009 la denuncia di Bolognetti
Ma la questione Materit non è di oggi. Già nel 2008 il segretario dei Radicali Lucani Maurizio Bolognetti denunciava la questione Materit, facendo riferimento ad una relazione del Ministero dell’Ambiente del 2008 con la quale si sollecitava “l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda, alla luce della contaminazione da amianto riscontrata nei suoli; si sollecita l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda, alla luce della contaminazione dei parametri Manganese, Esaclorobutadiene e Tricloroetilene riscontrato nelle medesime acque sotterranee”.

“Per quanto ne sappiamo – scriveva nel 2009 Bolognetti – entrambi gli interventi, ad un anno di distanza, non sono stati ancora eseguiti. In compenso, abbiamo potuto documentare che nei pressi dell’area Materit è sorta una piccola discarica abusiva, e a pochi metri in linea d’area dallo stabilimento, dichiarato zona off-limits con tanto di cartelli con simboli e frasi inquietanti, c’è un campo coltivato a grano. Grano alla trielina, immaginiamo!

Altra area in attesa di bonifica – scriveva ancora Bolognetti –  è quella dove sorge lo stabilimento della Mythen, insediatosi là dove un tempo sorgeva la Liquichimica, sempre in località Ferrandina. Lo stabilimento è ubicato a ridosso della cosiddetta “area diaframmata”, una perfetta replica, per i veleni contenuti, della vasca Fosfogessi di Tito scalo.

Gioverà segnalare ai titolari della Mythen spa, che, nel dicembre 2008, il Ministero sollecitava l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda e la realizzazione di una barriera idraulica per impedire la diffusione della contaminazione. Lo stesso Ministero, inoltre, riteneva opportuno ricordare alla Mythen che, in base alle disposizioni comunitarie, le acque di falda emunte devono essere considerate rifiuti liquidi e trattati in conformità alla vigente normativa.
Anche nel caso della Mythen, sembrerebbe che le richieste formulate dal Ministero dell’Ambiente siano rimaste inascoltate”.

Problema, dunque, ben noto ma nessuno ascoltò Bolognetti ed oggi che il problema viene riproposto con il servizio della collega Dall’Olio si spera che qualcuno intervenga.

Foto di Copertina: Basilicata 24