Attivo dei delegati indotto Eni Fiom Cgil Basilicata

Transizione ecologica ed energetica, salario, precarietà, concreta applicazione del patto di sito nei cambi appalti e contrattazione di secondo livello i temi affrontati

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Giovedì 19 gennaio 2023 – Transizione ecologica ed energetica, salario, precarietà, concreta applicazione del patto di sito nei cambi appalti e contrattazione di secondo livello.

Sono stati questi i temi al centro dell’attivo dei delegati Fiom Cgil Basilicata dell’indotto Eni che si è svolto al centro sociale di villa d’Agri alla presenza della segretaria generale Fiom Basilicata Giorgia Calamita e del segretario provinciale Cgil Potenza Emanuele De Nicola.
Durante l’incontro è emersa l’esigenza di definire diverse iniziative sindacali, anche di mobilitazione, per coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici e aprire una vertenza nel rapporto con l’Eni e con la Regione Basilicata sui temi della transizione e dell’impatto che ne consegue.

Emanuele De Nicola e Giorgia Calamita durante l’attivo sindacale

“Non è più prorogabile tale discussione – affermano Calamita e De Nicola – il territorio ha bisogno di risposte certe sul futuro occupazionale e produttivo, mantenimento dei diritti, salario, salute e sicurezza.
La Fiom e la Cgil Potenza ritengono fondamentale la riapertura del tavolo regionale sulla trasparenza per avere certezze sul processo di transizione e sui progetti no oil così come previsto dal patto di sito del maggio 2021”

L’attivo dei delegati Fiom, congiuntamente alla segretaria regionale Fiom Cgil Basilicata Giorgia Calamita e al segretario Cgil Potenza Emanuele De Nicola, ritengono che “sia necessario istituire un fondo regionale, così come già previsto nel patto di sito sul tema salariale dei lavoratori dell’indotto e sulla transizione ecologica.
Per garantire la tenuta dell’ occupazione e ammortizzare le conseguenze delle perdite di posti di lavoro che saranno determinate dall’uscita dal fossile, è necessario prevedere ulteriori risorse aggiuntive al fondo.
Tale fondo – aggiungono – dovrà essere finanziato in primis dalle risorse delle compensazioni ambientali ma anche da risorse aggiuntive finanziate dalle compagnie petrolifere, per evitare la fase in cui l’estrazioni diminuiranno, facendo venire meno le risorse del fondo nel momento in cui ce ne sarà più bisogno”.