E’ della settimana scorsa la decisione dell Ragione Puglia di investire fondi per il monitoraggio  autonomo dell’invaso del Pertusillo, che fornisce acqua in gran parte dei centri pugliesi.
Una decisione che – precisa l’ing. Barbara Valenzano (Direttrice del Dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere Pubbliche, Ecologia e Paesaggio della Regione Puglia) -è motivata dal fatto che “interessandosi del Pertusillo, la Regione Puglia non fa altro che agire a tutela e garanzia dei cittadini pugliesi, inclusi quelli salentini. A tal proposito, va ricordato che le acque del Pertusillo convogliate negli invasi AQP vanno a miscelarsi con quelle dei pozzi autoctoni dell’area jonico salentina a servizio del comprensorio di Ugento-Burgesi. Si comprende quindi quanto sia essenziale conoscere i valori di fondo per escludere potenziali inquinamenti provenienti dal Pertusillo“.


La dichiarazione dell’ing. Valenzano lascia un tantino perplessi non foss’altro perchè lascerebbe intendere che non si ha sufficiente fiducia dei controlli che la Regione Basilicata, attraverso le sue strutture tecniche preposte a tale scopo, fa sulle acque dell’invaso.
Acque che, è opportuno ricordare, passano attraverso l’impianto di potabilizzazione a valle dell’invaso, impianto gestito da Acquedotto Pugliese.

Non sappiamo se la decisione della Regione Puglia è stata presa all’indomani dei risultati dei prelievi che l’Arpab ha effettuato nell’invaso del Pertusillo che hanno confermato la presenza di idrocarburi, sebbene al di sotto dei limiti di legge.
Certo è che, dopo la scoperta dello sversamento di petrolio da un serbatoio del Cova (400mila litri) che ha interessato l’area circostanza al Centro Olio, il timore che anche i corsi d’acqua possano essere interessati esiste. Ipotesi che comunque Eni esclude sulla base dei prelievi e le verifiche effettuati proprio da Arpab.
“Sulla base delle indagini geognostiche (ovvero l’insieme delle analisi che riguardano le caratteristiche geologiche e geotecniche del terreno) svolte dopo la perdita di idrocarburi dal serbatoio del COVA e in base alle attività di Messa in Sicurezza di Emergenza avviate fin da subito, la contaminazione – si legge sul sito dell’ente petrolifero –  è stata circoscritta ed è contenuta all’interno dell’area industriale di Viggiano.
Tutte le analisi eseguite sulle acque dell’invaso del Pertusillo ad opera di Arpab, ente deputato al controllo delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, nell’ambito del Progetto di Monitoraggio Ambientale hanno sempre evidenziato- si precisa nella nota dell’Eni –  il soddisfacimento degli standard imposti dalla normativa per tutti i parametri analizzati.
Inoltre l’invaso del Pertusillo è classificato ai sensi della normativa vigente di categoria A2 per l’uso idropotabile (per cui è necessario un trattamento fisico e chimico normale e disinfezione). Le analisi eseguite dall’Arpab hanno sempre evidenziato il soddisfacimento degli standard imposti dalla normativa per tale uso”.

Uno dei serbatoi di stoccaggio del Cova

Quanto dichiarato da Eni viene preso con beneficio d’inventario da chi  invece è convinto che il rischio inquinamento dei corsi d’acqua dopo lo sversamento di idrocarburi possa essere ancora reale.
Lo sostiene l’europarlamentare del M5S, Piernicola Pedicini, secondo il quale al momento non si sono le condizioni per riaprire il Cova, nonostante Eni sia pronto a farlo.
Pedicini non crede alle assicurazioni date sugli interventi effettuati per la messa in sicurezza degli impianti dopo lo sversamento, ritenendo che “le questioni poco chiare sono ancora molte”e pone una serie di interrogativi sul reale quantitativo di greggio sversato, sulle condizioni di tutti i serbatoi di stoccaggio del greggio; se Eni ha ottemperato a tutte le prescrizioni imposte dalla Regione.
Regione e Governo nazionale che – sostiene Pedicini – dovrebbero ipotizzare, in seguito ai disastri ambientali prodotti dall’attività petrolifera in Val d’Agri “di bloccare in via definiva l’attività estrattiva ed avviare un piano di bonifica”.